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29 feb 2012

NO TAV (Giorgio Bocca)


Bocca: se insistete nell’imporre la Tav, tiro fuori il mitra

Se vi sento dire la parola Tav, sparo. Se vi sento dire che la Tav, l’alta velocità, è indispensabile, necessaria al progresso, tiro su dal pozzo il Thompson che ci ho lasciato dalla guerra partigiana. Perché d’inevitabile in questo stolto mondo c’è solo l’incapacità della specie a controllare la suo conigliesca demografia, le sue moltiplicazioni insensate. Il progresso! Se vi capita di pecorrere la Pianura Padana che ha fama di essere luogo più ricco e civile d’Italia, date un’occhiata ai paesi e alle città. Quà e là riuscite ancora a vedere un campanile, ma il resto è urbanistica informe, una metastasi di casoni e casette venuti a slavina senza un piano regolatore, di materiali scadenti, di forme informi collegati da autostrade che si vergognano di essere così brutte e si nascondono dietro i tabelloni di vetrocemento o di plastica.
Questa necessità del progresso è un modo osceno per definire la nostra incapacità di resistere alle speculazioni. Saprete quanti anni ci vorrano per No Tav fare la Tav Lione-Torino-Milano? Pare più di 15 anni, giusto il tempo che arrivino ad inaugurarla i cinesi. Ma è possibile che sindaci e governatori dichiarino che senza il Tav si muore, si è tagliati fuori dalla civiltà? E’possibile che la signora Bresso della Regione Piemonte, che ho conosciuto come persona civile, dia i numeri se le bloccano i cantieri? Le grandi opere dormono, la legge progetto sta nei cassetti dei Berlusconi e dei Lunardi ma d’improvviso la congiunzione celeste della democrazia politica della speculazione cementiera si scatena e allora l’Italia intera è un cantiere.
Per arrivare dove? A un’alta velocità ferroviaria di cui si ignora tutto, se vincerà o meno la concorrenza del trasporto su strada, se troverà un numero di viaggiatori redditizio, se questi viaggiatori saranno davvero felici di metterci 15 minuti in meno tra Torino e Milano.Ma i conti torneranno? Ma sì che torneranno, perché il pubblico li farà tornare come accade per l’Hub Giorgio Bocca della Malpensa dove alla fine è la collettività a pagare il trasferimento di migliaia di persone cacciate dal rumore. Una volta si diceva:quando il mattone tira, tira l’economia. E se oggi non è il mattone, è il cemento delle gallerie per cui passa il progresso di quelli che ci sanno fare.
(Giorgio Bocca, “A chi servirà la famigerata linea Tav”, dal “Venerdì di Repubblica” del 30 dicembre 2005, articolo ripreso dal sito “NoTav.info”).

23 nov 2011

inviti: MALEDETTA PRIMAVERE (incontro con Fulvio Grimaldi)

Cosa sta succedendo dall'altra parte del mediterraneo? I media riescono a fornire un’informazione corretta e veriteria? Quali sono oggi le prospettive delle varie “primavere arabe”? A queste e ad altre domande tenterà di fornire il proprio contributo il docu-film "Maledetta primavera. Arabi tra rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre Nato" e l’incontro-dibattito con l’autore e giornalista Fulvio Grimaldi, nell’iniziativa organizzata venerdì 25 novembre alle ore 21.30 da Circolo Arci Margine Coperta e G.A.S. “La Gramigna” con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del comune di Massa e Cozzile.

Miseria, fame, mancanza di lavoro e di prospettive, sono alla base delle rivolte che hanno riempito i telegiornali nostrani per mesi. Primavera Araba è il nome scelto per racchiudere dentro un unico contenitore mediatico tutto ciò che succedeva in quell’area, senza fare le dovute differenziazioni, senza riuscire in realtà mai a cogliere in pieno la verità e il perché di queste rivolte. Fulvio Grimaldi, raccogliendo immagini e testimonianze proprio in Libia durante i giorni della guerra, prova a costruire un altro perché di queste vicende, allontanandosi dalla retorica giornalistica occidentale, analizzando dettagliatamente vicende e personaggi.

Fulvio Grimaldi, giornalista, ha lavorato per la radio BBC di Londra, ha scritto per “Paese sera”, “Giorni-Vie Nuove”, “Abc” e “Liberazione”. È stato inviato nei teatri di crisi e di conflitto in Africa, Irlanda del Nord, America Latina, Balcani e Medio Oriente. Per sedici anni ha lavorato in Rai, dove si è distinto come inviato Tg3 per i servizi sull’ambiente, divenendo uno dei volti più popolari del servizio pubblico. Da una dozzina di anni si dedica assiduamente all’attività documentaristica, producendo reportage audiovisivi in controtendenza con le vulgate ufficiali e il pensiero dominante.


Ingresso libero.