15 mar 2016

17 Aprile 2016- VOTA SI CONTRO LE TRIVELLE

la parola a greenpeace:
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Se non fermiamo le trivelle, il mare finirà nelle mani dei petrolieri.
Sì, perché puntare tutto sulle poche gocce di petrolio presenti sotto i nostri fondali vuol dire condannare il Paese alla dipendenza energetica dalle fonti fossili e dall’import, danneggiare il turismo, la pesca e le economie costiere, penalizzare le fonti rinnovabili. Affidarsi ai petrolieri vuol dire non far crescere l’occupazione, tenere le casse pubbliche a secco, smentire gli impegni che l’Italia ha preso dinanzi al mondo intero per la salvaguardia del clima. È un fallimento certo.
Sosteniamo da anni che trivellare i nostri fondali in cerca di petrolio è una pazzia che conviene solo a pochissimi, e in nessun modo alla comunità: il governo sta svendendo la bellezza del nostro Paese e i suoi mari per pochi spiccioli, perché le nostre royalties sono tra le più basse al mondo.
Per spiegare l’inutilità e il danno delle trivelle abbiamo solcato i nostri mari, da Genova a Trieste; abbiamo manifestato al fianco delle popolazioni locali contro i progetti che minaccia[va]no i loro litorali; abbiamo incontrato cittadini, amministratori, movimenti. Abbiamo occupato per giorni una piattaforma petrolifera e protestato persino dentro al Parlamento, mentre si votava lo Sblocca Italia.
Renzi, e quanti prima di lui hanno curato gli interessi dei petrolieri, non hanno ascoltato la nostra protesta. Solo la minaccia del referendum li ha fatti retrocedere su alcuni punti del loro piano “fossile”. Nel frattempo, il movimento contro le trivelle è cresciuto e oggi sfida la politica del governo.
Nove regioni hanno promosso un referendum per chiedere agli italiani da che parte stanno: con il mare, con le energie pulite, con la bellezza e l’integrità delle nostre coste e delle nostre acque, o con le lobby fossili. Dare una risposta chiara ora spetta a tutti noi.
Il governo sta tentando di scongiurare l’espressione del voto popolare con tutti i mezzi, arrivando a sprecare centinaia di milioni (che si sarebbero risparmiati con un Election Day) solo per scegliere la data di voto che più di ogni altra mette a rischio il quorum e comprime i tempi del confronto e dell’informazione.
È tempo di scegliere. Se non lo facciamo noi lo faranno i petrolieri.
L’ITALIA NON SI TRIVELLA. Dillo forte e chiaro il 17 aprile: VOTA SÌ.

Anche questa volta non possiamo contare sui media né su altre istituzioni: tocca di nuovo a noi, semplici cittadini fare qualcosa, quindi...

IMPORTANTE!!!

Tutti noi possiamo fare qualcosa, diffondere informazioni e volantini; Greenpeace mette a disposizione un kit, potete scaricarlo QUI. Grazie!

18 giu 2014

MORTI IN GUERRA- il sacrificio dell'URSS

L'ENORME PESO SOSTENUTO DALL'URSS PER LIBERARE IL MONDO DAL NAZIFASCISMO
Molti ricordano la Liberazione come il giorno in cui gli angloamericani, assieme ai partigiani, hanno sconfitto il nazi-fascismo. E' verissimo, ma occorre ricordare che questo è potuto accadere perchè la gran parte dell'esercito tedesco (stime parlano dei 2/3 se non dei 3/4) era impegnato sul fronte orientale a combattere contro l'Armata Rossa e a cercare di sterminare più slavi e comunisti possibile. Ricordando che 5000 sovietici combatterono a fianco dei partigiani in Italia vogliamo però rendere omaggio più in generale anche a tutti i morti sovietici, senza il cui sacrificio non ci sarebbe potuta essere nessuna Liberazione neanche in Italia.

Per quanto riguarda l'URSS il numero ufficiale di militari morti è 8,668,400 (di cui 6,330 000 morti in azione o per ferite, 556 000 morti per cause non belliche, 500 000 dispersi e 1,283 000 morti in prigionia su un totale di 4,059 000 prigionieri). Le stime occidentali dei prigionieri sovietici sono invece di 5,700 000 prigionieri di cui 3,300 000 morti. Richard Overy ha detto che nel 1941 e 1942 i morti, feriti, dispersi e anche coscritti erano difficilmente calcolabili. Secondo molti storici agli 8,668,400 morti vanno aggiunti 1,500 000 coscritti di riserva morti o dispersi (soprattutto nel 1941) prima di essere messi nelle forze attive, 150 000 miliziani e 250 000 partigiani. Così i morti arrivano a 10,600 000.

Durante la guerra in URSS morirono 13 milioni di uomini tra 17 e 39 anni. Se è vero che morirono 3,300 000 prigionieri anziché 1,283 000 le cifra è di 12,600 000. Dopo la fine della guerra la popolazione era 26,600 000 di meno che prima della guerra (questa cifra include 3,300 000 civili morti nelle aree annesse nel 1939-1940). Lo storico Vadim Erlikman ha stimato che i morti nella guerra siano stati 26,500 000 più 1,700 000 per le repressioni interne dell'insubordinazione civile o militare. Secondo lui i morti militari sono stati 10,600 000 di cui 7,600 000 morti e dispersi, 2,600 000 morti in prigionia (di 5,200 000 prigionieri) e 400 000 morti delle forze paramilitari e partigiane. I civili morti sarebbero 15,900 000 di 1,500 000 per azioni militari, 7,100 000 per le rappresaglie e i genocidi nazisti, 1,800 000 nei campi di lavoro nazisti e 5,500 000 per le carestie.

Onore all'Armata Rossa.
Onore a Stalin che la guidò verso il trionfo in Europa Orientale permettendo così che anche in Occidente si creassero le condizioni per l'intervento degli Alleati anglo-americani.






crediti: Marco Sabattini 

14 mag 2014

Il nazismo è ritornato in Europa: appello per manifestazione 17 maggio

questo articolo è tratto dal sito:



A Odessa un’orda nazista ha trucidato 46 cittadini ucraini di origine russa. Disarmati. Lo ha fatto con i metodi nazisti del pogrom: bruciare, uccidere, non lasciare via di scampo alle vittime.
I media, all’unisono, hanno falsificato la notizia, l’hanno deformata fino a renderla irriconoscibile. Questa falsificazione è funzionale a coprire le responsabilità degli Stati Uniti e dell’Europa, che appoggiano il governo golpista di Kiev, da essi portato al potere.
Noi, cittadini italiani di una repubblica antifascista ormai solo di nome, siamo parte involontaria di questa mostruosa tragedia e di questo ritorno al passato. Lo siamo in quanto membri della NATO e alleati degli Stati Uniti.
Possiamo tacere? Se lo faremo, saremo complici.
Le prossime settimane, quelle che ci separano dal voto ucraino del 25 maggio, vedranno, purtroppo, eventi ancora più sanguinosi, mentre la crisi tra Russia e Occidente rischia di scivolare in conflitto aperto.
Io chiedo a tutte le persone ragionevoli di partecipare a una manifestazione nazionale di protesta e di lutto. Chiedo che lo si faccia insieme e subito. Con urgenza, il 17 maggio, a Roma.
E’ un appello a tutti, perché ci si riunisca in silenzio, senza bandiere, in segno di lutto e di vergogna per questa Europa senza vergogna. Diamo una risposta collettiva, grande, dignitosa. Sono a disposizione per ogni contatto preliminare.
Per inviare l’adesione a questo appello potete scrivere all’indirizzo mail info@giuliettochiesa.it.
Giulietto Chiesa