16 ago 2016

Addio Bianca.

STAZZEMA (LUCCA), 16 AGO -

E' scomparsa ieri a 91 anni Bianca Pieri, superstite della strage nazista di Sant'Anna di Stazzema del 12 agosto 1944, costata la vita a 560 persone: tra le vittime anche il padre e due sorelle, una di appena 7 mesi, l'altra, madre di due bimbe, morta di setticemia pochi giorno dopo l'eccidio. Bianca Pieri si salvò con la madre. Dopo essere state scoperte mentre si nascondevano in una grotta, poi incolonnate insieme ad altri per raggiungere S.Anna e Valdicastello, furono allontanate da un soldato tedesco: la madre soffriva di cuore e stentava a camminare. Lentamente si erano separate dagli altri e il militare, dopo averle esortate a muoversi, fece loro cenno di andare via.
    A dare la notizia della scomparsa di Pieri, ricordando la sua storia, è stato il Parco della pace-Museo storico della Resistenza di S.Anna: "Se ne va una parte del paese, oltre che una testimone della strage". Domani i funerali: la famiglia non chiede fiori ma opere di bene per l'associazione Martiri di Sant'Anna

1 ago 2016

comunicato dell'FLNC agli Islamisti Radicali




La Lotta di Liberazione Nazionale non è finita.
Essere impegnati in un processo di demilitalizzazione proressiva non significa murarsi nel silenzio, non reagire alla situazione internazionale o anche abdicare davanti all’intransigenza del Potere francese attuale.
Dalla sua creazione il F.L.N.C. ha seguito da vicino i conflitti internazionali. Da 40 anni noi dividiamo con i popoli colonizzati del mondo la stessa speranza di legittimazione e di libertà.
Oggi, una gran parte del nostro pianeta attraversa un periodo estremamente turbolento e per quello che riguarda la Corsica noi non potremmo rimanere silenziosi.
La recrudescenza  degli attentati  legati all’organizzazione Stato Islamico che ha fatto quasi 500 morti in un mese in tutto il mondo, l’allargamento del loro campo d’azione geografico e la volontà di colpire sempre più duramente la Francia ci porta a una presa di posizione come còrsi e come militanti politici.
Prima di tutto per marcare la nostra profonda compassione a tutte le vittime delle città di NIzza, Baghdad, Ansbach e St. Etienne de Rouvray  per la maggior parte recentemente colpiti.
Poi, la Corsica è ancora ad oggi considerata dal mondo politico internazionale come un territorio francese e la Francia è il paese occidentale più bersagliato dall’ISIS dopo gli Stati Uniti; questo significa chiaramente che il nostro paese potrebbe essere colpito un domani da una o più azioni dello Stato Islamico.
Noi abbiamo tre messaggi da divulgare:
Messaggio ai musulmani della Corsica
Nel mondo voi siete le prime e le principali vittime della barbarie del jihadismo. In Tunisia, al Bangladesh, a Istanbul, a Baghdad e non ultimo a Nizza quasi il 40% delle vittime sono dei musulmani.
Nel nostro paese voi avete, come noi, evitato l’orrore degli attentati. Ma sapere che se questo dovesse accadere, i folli di Dio non vi risparmieranno. Anzi, voi siete un obiettivo privilegiato perchè siete in quella che gli ideologi dello Stato Islamico chimano “zona grigia”.
Vale a dire che dove l’Islam convive con altre religioni. In una regione del mondo dove si trovano degli Occidentali di confessione musulmana. E la “zona grigia” è l’obiettivo proritario dell’ISIS perchè il tentativo di distruggere scavano la fossa tra l’islam e i non credenti che a loro “permetteranno” di ricostruire il Califfato, unica struttura politica legittima per loro.
La presenza dei musulmani sulla terra della Corsica è importante, che rende ancora più elevato il richio di conflitto. Se voi non siete responsabili di questo stato di cose, voi non potete più uscire dalla situazione in cui vi trovate.
Musulmani di Corsica, da mezzo secolo, voi dividete i nostri destini e nella vostra posizione nelle settimane, i mesi e ormai degli anni si trova di fronte a una sfida: per vivere serenamente sulla nostra terra lo farà, se ciò risultasse necessario, resisterà con noi per vincere i fanatici islamisti sanguinari.
Resistere con noi non significa che noi aspettiamo che voi rigettate le vostre origini o che tradite la vostra religione, esso significa prendere posizione: manifestando con noi contro l’islam radicale a uscire dalla tutela francese, e noi segnaliamo le derive che voi trovate presso i giovani disoccupati tentati dalla radicalizzazione, non visibili da dei segni religiosi ostentatori (burqa, niqab…) che segnano l’allineamento più che il riavvicinamanto culturale necessario per vivere insieme.
Ci congratuliamo per la loro azione con i responsabili del culto musulmano della Balagna e di Bastia che non hanno lasciato pregare gli estremisti sulla spiaggia di Bodri.
1-Il destino comune non è una parola vuota, oggi più che mai noi abbiamo il dovere di ricercare la capacità a rendere questo popolo, piccolo per numero, è grande nel progetto di vita comune. E se lo Stato Islamico rivendica delle azioni sul nostro suolo, noi potremo vincerlo assieme.
Messaggio agli islamisti radicali della Corsica
A voi predicatori di morte, gli imam radicali, che cercano di arruolare la gioventù verso l’abisso del fanatismo, quelli che tentano di sfruttare la miseria umana per seminare disperazione;
Nel 2014 la nostra organizzazione ha incontrato i responsabili del culto musulmano a Ajaccio. Nel corso di questa riunione ci hanno confidato di avere qualche paura su una radicalizzazione crescente ma di avere il controllo della situazione. Questo controllo , nel sud della Corsica, l’hanno perduto. Quando ci sono stati gli avvenimenti del quartiere de l’Empereur della fine del 2015 noi abbaimo immediatamente cercato di comprendere se è stato un incidente occasionale o una strategia di destabilizzazione. Il dubbio non si pone in questo caso, è stata infatti una strategia messa in pratica molti giorni, vedere molte settimane, precedentemente per testare la reazione del popolo corso.
L’aggresione ai nostri soldati di fuoco è stata orchestrata da qualche pseudo pensieri malevoli aiutati dalle piccole canaglie senza vergogna.
Questo ha permesso di comprendere la volontà dei Salafisti che hanno intenzione di mettere in pratica da noi la politica dell’ISIS, noi siamo dunque preparati.
Ma la vostra strategia del terrore per creare le condizioni del confronto su grande scala ha già fallito perchè il conflitto che tra voi e i vostri discepoli. Voi potete essere teste pensanti, dalla Siria o all’Iraq, delle persone istruite , ingegneri, fisici o informatici freddi e determinati e i vostri soldati in Corsica degli illuminati fanatici sanguinari, la nostra storia è molto tormentata perchè è noi temiamo di scomparire davanti a qualche oscurantista. La vostra filosofia medievale non ci spaventa. L’amalgama non esiste che nnello spirito delel favole e il popolo còrso è forte. Forte di secoli di lotta, di battaglia politica, forte di combattimenti terribili e delle sofferenze subite.
Forte di scelte politiche difficili che noi non abbiamo mai fatto diventare come le vostre barbarie.
2-Sapete che tutti gli attacchi contro il nostro popolo avrà dalla nostra parte una risposta determinata a sangue freddo.
Messaggio allo Stato francese
Il mondo occidentale, con la Francia in testa, cerca il raggiungimento di questo, di dare la sua buona coscienza all’oblio che è gravmente responsabile della catastrofe che noi viviamo. Ancora, dopo il 2003 e lo scandalo dell’amministrazione Bush in Iraq, dopo il 2011 e il rovesciamento di Gheddafi in Libia, poi la gestione caotica della crisi siriana, ha dovuto aspettare la ricaduta in Europa e negli Stati Uniti. Senza dimenticare l’Afghanistan e il Mali. Come immaginare che l’ingerenza nei paesi arabi e africani con il pretesto del ripristino della democrazia nel mondo non causeranno una insabilità politica internazionale?
Oggi, la Francia è in guerra. Quasi 300 morti in meno di un anno.
Il Kurdistan è in guerra, l’Iraq è in guerra, la Siria è in guerra, dal 2011 con quasi 300.000 morti e milioni di rifugiati.
Farà cessare la Francia a intervenire militarmente e voler dare lezioni di democrazia al mondo intero se vuole evitare i conflitti che semina nel mondo non ritornano come un boomerang sul suo suolo.
Gli algerini, i marocchini, i kanak, i còrsi, i baschi, i vietnamiti, i maliani… e tanti altri. Tutti noi abbiamo subito la colonizzazione francese e la sua sfilata di umiliazioni nel corso dei secoli.
Per quanto ci riguarda questo si ferma, quando la democrazia è costantemente calpestata sulla nostra terra (riavvicinamento dei prigionieri, decisioni dell’Assemblea della Corsica ignorate….) può essere facilmente immaginare che questo è l’atteggiamento della Francia nel mondo. 
Se una tragedia avverrà da noi lo Stato francese avrà allora una parte di responsabilità perchè conosce i salafiti in Corsica (essi saranno nel numero di 8 e noi sappiamo con certezza che uno degli imam della Corsica è un informatore della polizia).
1-Governanti francesi, il popolo còrso non ha già troppo pagato il prezzo del vostro imperialismo. Rispettate i vostri impegni, restate al vostro posto e evitate di disprezzare il mondo che vi circonda. Forse allora riuscirete a contenere la violenza che vi assale oggi. 
Noi chiediamo al nostro popolo vigilanza e calma contro le barbarie
Noi vogliamo precisare che quelli che da noi sentono delle affinità con dei partiti o delle associazioni di estrema destra, còrse o francesi, hanno sbagliato fronte.
Le F.L.N.C. non è un rifugio di frustrati di una lotta razziale o xenofoba.
Quanto ai francesi che condividono le immagini dei nostri militanti assieme a delle proposte razziste, essi non si assumono le loro angoscie con più coraggio.
Nulla di quello che difendiamo non è assimilabile alle ideologie fasciste che alimentano le anime fragili e le reti sociali in questo momento.
Questo non è, non è mai stato e non sarà mai.
Noi ci affidiamo alla forza della nostra gioventù, sulla capacità di resistere all’oscurantismo, per creare una società più giusta e le condizioni di un avvenire più nobile, più sereno e più equilibrato. Ella sarà a nostro fianco.
“Questo non è perchè siamo forti e abbiamo ragione, è perchè abbiamo ragione e siamo forti”
Comandante Marcos
A RAGIONE HE A NOSTRA FORZA
F.L.N.C.
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IL MIO COMMENTO
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Per me questo comunicato è importante ed ha un valore universale, anche se vorrei premettere che, per quanto mi riguarda, l'ISIS è una "prodotto" made in USA. E oggi più che mai il principale e comune obiettivo di tutti i popoli europei dovrebbe essere quello di uscire dalla Nato. 
Ma tornando al comunicato dell'FLNC io lo trovo molto lucido e ben ragionato: si parla di salafiti e questo è importante (un po', per fare un'esempio, come dire che gli ebrei non sono tutti sionisti) per combattere il pericolo dell'intolleranza verso i musulmani sempre più diffuso (e si sa che dall'intolleranza non nasce mai nulla di buono per nessuno), e si parla chiaramente di responsabilità della Francia, soprattutto per la questione "Libia". Per me l'attacco francese verso la Libia ha portato una destabilizzazione forte, che chissà per quanto creerà problemi.
 Un'altra cosa importante è nella premessa "l'abbandono della lotta armata" questo è quello che ci si aspettava dal futuro, un futuro in cui i problemi si potevano risolvere anche senza armi, in cui la parola guerra o guerrilla fossero relegate alla fiction e alla narrativa, non c'è niente di progressista in quello che stiamo vivendo globalmente; il gesto dell'FLNC è solo un granulino di sabbia, però almeno si avvicina a un concetto di progresso più condivisibile e auspicabile per tutti noi.

6 mag 2016

Roma, 7 Maggio 2016- manifestazione nazionale STOP TTIP


 
 
 Articolo su Guardian del 4 maggio
 
 
 
 
è in inglese e purtroppo non ho il tempo di tradurlo ma vi giro questo breve e interessante pezzo pubblicato sul quotidiano inglese Guardian di oggi. 

In buona sostanza descrive le difficoltà del percorso per la chiusura dell'accordo tra USA e UE, a causa delle contraddizioni tra i due blocchi da una parte e, in particolare, tyra diversi paesi europei dall'altra.

Nello specifico, l'articolo descrive la posizione francese di critica all'andamento dei negoziati, troppo sbilanciati verso gli USA, secondo Hollande, e scarsamente favorevoli alla Francia. 

La realtà dei fatti è che dietro una schermaglia verbale ad uso e consumo delle opinioni pubbliche dei propri paesi, lo scontro riguarda un più classico rapporto di forza circa la possibilità delle proprie multinazionali di ottenere accesso al mercato della controparte, rafforzando anche un'ipotesi di controllo geopolitico sul blocco rivale. 
In particolare l'UE lamenta la difficoltà di accesso al ricco mercato finanziario e delle commesse pubbliche statunitense, che resterebbe ristretto e con possibilità di opposizione da parte degli organi federali USA. 

Da un lato le parti vogliono concludere il negoziato, dopo tredici estenuanti round, prima della fine del mandato di Obama (e con l'incognita delle elezioni presidenziali), dall'altro molti sembrano ancora essere i punti di distanza tra le due sponde, e all'interno della stessa UE.

Per noi credo che il punto sia la possibilità di sfruttare queste contraddizioni a nostro vantaggio, provando a mettere in campo una mobilitazione duratura a partire dalla manifestazione del 7, la cui riuscita a questo punto diventa ancora più rilevante.


4 mag 2016

Fermiamo il TTIP (leggete e diffondete, grazie!)

TTIP Papers: i nuovi testi del negoziato transatlantico desecretati da Greenpeace
Stop TTIP Italia: "diritti come merce di scambio: dobbiamo fermarli e subito, il 7 maggio a Roma dobbiamo essere tanti e uniti"
https://stop-ttip-italia.net/2016/05/02/ttip-papers-stop-ttip-italia-fermiamoli-subito/




Oltre i due terzi del testo negoziale del TTIP, ben 248 pagine, sono state desecretate e rese pubbliche da Greenpeace. Sono la sostanza della trattativa tra Stati Uniti e Unione Europea al punto in cui si è arrivati durante l'ultimo round negoziale, svoltosi a New York a fine aprile.

Il tutto a pochi giorni dalla grande manifestazione organizzata dalla Campagna Stop TTIP Italia per il prossimo 7 maggio a Roma, e a poche settimane dal prossimo Consiglio Europeo del 13 maggio che tratterà del TTIP e anche del CETA, l'accordo di liberalizzazione con il Canada in via di ratifica al Parlamento europeo.
"L'Unione Europea ha detto di avere ottenuto protezioni per settori sensibili della nostra vita quotidiana" dichiara Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, "come l'agricoltura, il cibo, i prodotti di qualità, ma sono ancora tutti aperti e in molti casi è evidente che li sta solo usando come merce di scambio per quello che vuole davvero: appalti, lavoro senza garanzie e a basso costo, finanza e privatizzazioni senza controllo sulle due sponde dell'Atlantico. Dobbiamo fermarli e subito, il 7 maggio dobbiamo essere tanti e uniti per ottenerlo".
Nel capitolo sulle misure sanitarie e fitosanitarie, che dovrebbe stabilire gli standard di riferimento per la qualità e la salubrità dei cibi, non c'è alcun riferimento a quel Principio di precauzione che l'Unione Europea dice di voler salvaguardare, ma vengono ben specificati quegli organismi che promuovono gli standard a livello internazionale, come il Codex Alimentarius, che hanno criteri meno rigidi dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare.
"Nella Cooperazione regolatoria" dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia "emerge come la cosiddetta armonizzazione degli standard e delle normative venga fatta al di fuori degli occhi indiscreti degli organismi democraticamente eletti. A dirigere i giochi la Commissione Europea e le Agenzie federali statunitensi. E senza il minimo accenno, peraltro, al Principio di Precauzione".
"La documentazione resa pubblica oggi" sottolinea Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia, "dimostra quello che da tempo la campagna Stop TTIP denuncia: il TTIP è un attacco generalizzato ai diritti e alla democrazia.Se ad oggi era la democrazia a definire i limiti del mercato, con il TTIP sarà il mercato a definire i limiti della democrazia. Per opporsi a tutto questo, tutte e tutti in piazza a Roma il prossimo 7 maggio".
Per questo, per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico la campagna Stop TTIP Italia sostenuta da oltre 300 organizzazioni e sindacati e d oltre 50 comitati locali che lottano contro la segretezza e la portata del TTIP, invita tutti a un grande appuntamento nazionale: sabato 7 maggio 2016 a Roma. 

https://stop-TTIP-italia.net/7-maggio/

25 apr 2016

due film per il 25 aprile



Qui, in questa Lunga Vacanza (che, a volte, soprattutto in queste ultime settimane, sembra stia per finire o sia già finita da un pezzo), abbiamo pensato di dedicare al Giorno della Liberazione dal nazifascismo due film visti, per caso, ieri sera.

Due film molto diversi tra loro, eppure legati in modo indissolubile.
Il primo è SWING, la storia estiva tra due ragazzini: il primo, Max, francese (biondino, figlio di un "punk" che lui stesso definisce "i ribelli degli anni'70") che passa parte delle vacanze estive dall'eccentrica nonna, e l'altra, Swing,  francese manouche. un vero maschiaccio con una risata contagiosa, vivranno insieme momenti davvero divertenti e emozionanti, grazie alla cultura gitana e musica jazz manouche, ben amalgamata alla musica araba (il benzinaio!) e alla cultura ebraica (il dottore!).

Che cosa unisce questo film all'altro, di cui parleremo tra poche righe?! La nonna, una gitana anziana, rugosa e incallita fumatrice, chiusa nella sua roulotte, isolata, eppure osserva tutto e muove le fila della sua famiglia-comunità. Lei, come la nonna tedesca ebraica (che nonostante sia affetta da demenza è l'unica a rendersi conto subito del pericolo) che abbiamo incontrato nel secondo film visto ieri sera, "LUI E' TORNATO" è stata nell'inferno dei campi di sterminio ed è sopravvissuta per portarne testimonianza.

E appunto... "Lui è tornato" racconta di Adolf Hitler che, nel 2014, si risveglia  in un cortile della periferia berlinese, da li al passare qualche giorno nel chiosco dei giornali a leggersi la storia degli ultimi 70 anni il passo è breve, la Merkel non gli sta simpatica e la sua critica è alla società attuale è quasi condivisibile... Peccato che poi, diventato un personaggio televisivo riesca a tirare fuori l'anima dei tedeschi, non così tanto diversa dalla sua... Un film divertente, ironico, davvero geniale (sarebbe impossibile fare una cosa tanto intelligente e pungente in Italia...ma noi per fortuna abbiamo Claudio Santamaria;)- spesso è al limite del Disneyano, poi... poi il finale, per me è stato agghiacciante ed è esattamente la realtà che stiamo vivendo..

Insomma, due film che meritano di essere visti, magari insieme, magari la sera del 25 aprile, se non avete feste o concerti all'orizzonte...






15 mar 2016

17 Aprile 2016- VOTA SI CONTRO LE TRIVELLE

la parola a greenpeace:
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Se non fermiamo le trivelle, il mare finirà nelle mani dei petrolieri.
Sì, perché puntare tutto sulle poche gocce di petrolio presenti sotto i nostri fondali vuol dire condannare il Paese alla dipendenza energetica dalle fonti fossili e dall’import, danneggiare il turismo, la pesca e le economie costiere, penalizzare le fonti rinnovabili. Affidarsi ai petrolieri vuol dire non far crescere l’occupazione, tenere le casse pubbliche a secco, smentire gli impegni che l’Italia ha preso dinanzi al mondo intero per la salvaguardia del clima. È un fallimento certo.
Sosteniamo da anni che trivellare i nostri fondali in cerca di petrolio è una pazzia che conviene solo a pochissimi, e in nessun modo alla comunità: il governo sta svendendo la bellezza del nostro Paese e i suoi mari per pochi spiccioli, perché le nostre royalties sono tra le più basse al mondo.
Per spiegare l’inutilità e il danno delle trivelle abbiamo solcato i nostri mari, da Genova a Trieste; abbiamo manifestato al fianco delle popolazioni locali contro i progetti che minaccia[va]no i loro litorali; abbiamo incontrato cittadini, amministratori, movimenti. Abbiamo occupato per giorni una piattaforma petrolifera e protestato persino dentro al Parlamento, mentre si votava lo Sblocca Italia.
Renzi, e quanti prima di lui hanno curato gli interessi dei petrolieri, non hanno ascoltato la nostra protesta. Solo la minaccia del referendum li ha fatti retrocedere su alcuni punti del loro piano “fossile”. Nel frattempo, il movimento contro le trivelle è cresciuto e oggi sfida la politica del governo.
Nove regioni hanno promosso un referendum per chiedere agli italiani da che parte stanno: con il mare, con le energie pulite, con la bellezza e l’integrità delle nostre coste e delle nostre acque, o con le lobby fossili. Dare una risposta chiara ora spetta a tutti noi.
Il governo sta tentando di scongiurare l’espressione del voto popolare con tutti i mezzi, arrivando a sprecare centinaia di milioni (che si sarebbero risparmiati con un Election Day) solo per scegliere la data di voto che più di ogni altra mette a rischio il quorum e comprime i tempi del confronto e dell’informazione.
È tempo di scegliere. Se non lo facciamo noi lo faranno i petrolieri.
L’ITALIA NON SI TRIVELLA. Dillo forte e chiaro il 17 aprile: VOTA SÌ.

Anche questa volta non possiamo contare sui media né su altre istituzioni: tocca di nuovo a noi, semplici cittadini fare qualcosa, quindi...

IMPORTANTE!!!

Tutti noi possiamo fare qualcosa, diffondere informazioni e volantini; Greenpeace mette a disposizione un kit, potete scaricarlo QUI. Grazie!

18 giu 2014

MORTI IN GUERRA- il sacrificio dell'URSS

L'ENORME PESO SOSTENUTO DALL'URSS PER LIBERARE IL MONDO DAL NAZIFASCISMO
Molti ricordano la Liberazione come il giorno in cui gli angloamericani, assieme ai partigiani, hanno sconfitto il nazi-fascismo. E' verissimo, ma occorre ricordare che questo è potuto accadere perchè la gran parte dell'esercito tedesco (stime parlano dei 2/3 se non dei 3/4) era impegnato sul fronte orientale a combattere contro l'Armata Rossa e a cercare di sterminare più slavi e comunisti possibile. Ricordando che 5000 sovietici combatterono a fianco dei partigiani in Italia vogliamo però rendere omaggio più in generale anche a tutti i morti sovietici, senza il cui sacrificio non ci sarebbe potuta essere nessuna Liberazione neanche in Italia.

Per quanto riguarda l'URSS il numero ufficiale di militari morti è 8,668,400 (di cui 6,330 000 morti in azione o per ferite, 556 000 morti per cause non belliche, 500 000 dispersi e 1,283 000 morti in prigionia su un totale di 4,059 000 prigionieri). Le stime occidentali dei prigionieri sovietici sono invece di 5,700 000 prigionieri di cui 3,300 000 morti. Richard Overy ha detto che nel 1941 e 1942 i morti, feriti, dispersi e anche coscritti erano difficilmente calcolabili. Secondo molti storici agli 8,668,400 morti vanno aggiunti 1,500 000 coscritti di riserva morti o dispersi (soprattutto nel 1941) prima di essere messi nelle forze attive, 150 000 miliziani e 250 000 partigiani. Così i morti arrivano a 10,600 000.

Durante la guerra in URSS morirono 13 milioni di uomini tra 17 e 39 anni. Se è vero che morirono 3,300 000 prigionieri anziché 1,283 000 le cifra è di 12,600 000. Dopo la fine della guerra la popolazione era 26,600 000 di meno che prima della guerra (questa cifra include 3,300 000 civili morti nelle aree annesse nel 1939-1940). Lo storico Vadim Erlikman ha stimato che i morti nella guerra siano stati 26,500 000 più 1,700 000 per le repressioni interne dell'insubordinazione civile o militare. Secondo lui i morti militari sono stati 10,600 000 di cui 7,600 000 morti e dispersi, 2,600 000 morti in prigionia (di 5,200 000 prigionieri) e 400 000 morti delle forze paramilitari e partigiane. I civili morti sarebbero 15,900 000 di 1,500 000 per azioni militari, 7,100 000 per le rappresaglie e i genocidi nazisti, 1,800 000 nei campi di lavoro nazisti e 5,500 000 per le carestie.

Onore all'Armata Rossa.
Onore a Stalin che la guidò verso il trionfo in Europa Orientale permettendo così che anche in Occidente si creassero le condizioni per l'intervento degli Alleati anglo-americani.






crediti: Marco Sabattini 

14 mag 2014

Il nazismo è ritornato in Europa: appello per manifestazione 17 maggio

questo articolo è tratto dal sito:



A Odessa un’orda nazista ha trucidato 46 cittadini ucraini di origine russa. Disarmati. Lo ha fatto con i metodi nazisti del pogrom: bruciare, uccidere, non lasciare via di scampo alle vittime.
I media, all’unisono, hanno falsificato la notizia, l’hanno deformata fino a renderla irriconoscibile. Questa falsificazione è funzionale a coprire le responsabilità degli Stati Uniti e dell’Europa, che appoggiano il governo golpista di Kiev, da essi portato al potere.
Noi, cittadini italiani di una repubblica antifascista ormai solo di nome, siamo parte involontaria di questa mostruosa tragedia e di questo ritorno al passato. Lo siamo in quanto membri della NATO e alleati degli Stati Uniti.
Possiamo tacere? Se lo faremo, saremo complici.
Le prossime settimane, quelle che ci separano dal voto ucraino del 25 maggio, vedranno, purtroppo, eventi ancora più sanguinosi, mentre la crisi tra Russia e Occidente rischia di scivolare in conflitto aperto.
Io chiedo a tutte le persone ragionevoli di partecipare a una manifestazione nazionale di protesta e di lutto. Chiedo che lo si faccia insieme e subito. Con urgenza, il 17 maggio, a Roma.
E’ un appello a tutti, perché ci si riunisca in silenzio, senza bandiere, in segno di lutto e di vergogna per questa Europa senza vergogna. Diamo una risposta collettiva, grande, dignitosa. Sono a disposizione per ogni contatto preliminare.
Per inviare l’adesione a questo appello potete scrivere all’indirizzo mail info@giuliettochiesa.it.
Giulietto Chiesa

13 mag 2014

Pronti a cambiare l'Europa! - Alexis Tsipras

Cari compagni e amici, sono molto felice e commosso di inviarvi questo messaggio, perché parla della nostra vita comune, negli ultimi dieci anni.
 
 Siamo cresciuti insieme e stiamo diventando più forti nella tempesta dell'austerità neoliberista. Perché ancora una volta, quando il neoliberismo e i conservatori mandano indietro la ruota della storia, è il momento per la sinistra di spingere in avanti l'Europa. 
 
Durante questi dieci anni tutti ci siamo evoluti,siamo cambiati, agendo insieme, discutendo insieme, decidendo insieme. Cambiando noi stessi, abbiamo cambiato la sinistra in Europa.Unire partiti diversi, da diversi paesi, tutti con le loro storie e tradizioni politiche,è stato ed è ancora - perché il processo di inclusione non è finito - un'azione politica difficile, ma affascinante.Lo abbiamo fatto con successo, perché è per questo che la sinistra esiste:per unire, non per dividere. E non possiamo unire le  persone se non ci uniamo fra noi, coordinandoci con le altre forze progressiste.Perché quando ci uniamo non stiamo semplicemente aggiungendo forze, ma le moltiplichiamo,moltiplichiamo il nostro impatto. Riuscendo a farlo, abbiamo unito la sinistra in Europa.Ora siamo pronti ad unire l'Europa alla sinistra. Quell'Europa che il neoliberismo divide.
 
Siamo pronti a cambiare l'Europa, perché è chiaro:questa non è la nostra Europa, questa è l'Europa del neoliberismo,delle intese fra il Ppe, i liberali e i socialdemocratici europei;questa è l'Europa di Jean Claude Juncker, Guy Verhofstadt e Martin Schulz. È la loro Europa,e noi vogliamo cambiare questa Europa.
 
Al posto della loro Europa dell'austerità, della disoccupazione e della povertà;al posto della loro Europa, che distribuisce guadagni ai ricchi e paura ai poveri;al posto della loro Europa sempre al servizio dei bisogni dei banchieri vogliamo un'Europa al servizio delle persone e dei loro bisogni. 
Un'Europa di pace e solidarietà, che dia priorità ai giovani. 
 
Un'Europa democratica, sociale ed ecologica,questa è la nostra Europa, l'Europa della Sinistra europea. 
 
Cari compagni e amici, questo è il momento. Cari compagni e amici, è il momento di cambiare l'Europa.
Le elezioni europee che si terranno fra qualche giorno sono diverse da tutte quelle che si sono svolte in passato. Sono fondamentali per il futuro dell'Europa,sono fondamentali per le nostre vite. 
 
Votare non è mai stato importante di quanto sarà fra qualche giorno,perché l'Europa è a un bivio: se prevarranno le forze politiche neoliberistel'austerità diventerà permanente, la democrazia sarà ancora indebolita e gli standard di vita crolleranno.
 
Per questo crediamo che sia il momento di cambiare le nostre vite.
Restando a casa, non votando, lasciamo altri decidere per noi, per le nostre vite e per quelle dei nostri figli.
Dobbiamo andare alle urne a maggio, dobbiamo andare a votare. Stiamo combattendo per ogni
singolo voto: ogni voto che va alla Sinistra europea è un voto che indebolisce la signora Merkel,è un voto contro l'austerità. 
Perché in questo momento critico, l'alternativa alle urne è cristallina: la Sinistra europea o l'austerità, la Sinistra europea o la signora Merkel.
 
 
Cari compagni e amici, condividiamo la stessa visione, condividiamo lo sforzo per realizzarla, rendiamo questo decimo compleanno della Sinistra europea un nuovo inizio per l'Europa.
 
Sarà il maggio della Sinistra europea, sarà il maggio della speranza e del cambiamento in Europa«We shall overcome», vinceremo. 
 
Grazie

5 mag 2014

L'Altra Europa con Tsipras- per un Europa più giusta, per un Europa dei cittadini..

Il 25 maggio voterò con molto entusiasmo per la lista "L'Altra Europa con Tsipras".
L'unica Lista presente alle Elezioni Europee 2014 davvero dalla parte dei cittadini.
Basta pensare prima alle Banche, poi ai potenti e dimenticare completamente i cittadini, il popolo, le persone...
Questo maggio votiamo per la Nostra Vita!!!

Ecco le 10 vie alternative che intendiamo percorrere:

1 - Siamo la sola forza alternativa perché non crediamo sia possibile pensare l’economia e l’Europa democraticamente unita «in successione»: prima si mettono a posto i conti e si fanno le riforme strutturali, poi ci si batte per un’Europa più solidale e diversa. Le due cose vanno insieme. Operare «in successione» riproduce ad infinitum il vizio mortale dell’Euro: prima si fa la moneta, poi per forza di cose verrà l’Europa politica solidale. È dimostrato che questa “forza delle cose” non c’è. Status quo significa che s’impone lo Stato più forte. 

2 - Siamo la sola forza alternativa perché crediamo che solo un’Europa federale sia la via aurea, nella globalizzazione. Se l’edificheremo, Grecia o Italia diverranno simili a quello che è la California per gli Usa. Nessuno parlerebbe di uscita della California dal dollaro: le strutture federali e un comune bilancio tengono gli Stati insieme e non colpevolizzano i più deboli. In un’Europa federata, quindi multietnica, l’isola di Lampedusa è una porta, non una ghigliottina.
3 - Siamo la sola forza alternativa perché non pensiamo che prioritaria ed esclusiva sia la difesa dell’«interesse nazionale»: si tratta di individuare quale sia l’interesse di tutti i cittadini europei. Se salta un anello, tutta la catena salta.

4 - Siamo la sola forza alternativa perché non siamo un movimento minoritario di protesta, ma avanziamo proposte precise, rapide. Proponiamo una Conferenza sul debito che ricalchi quanto deciso nel 1953 sulla Germania, cui vennero condonati i debiti di guerra. L’accordo cui si potrebbe giungere è l’europeizzazione della parte dei debiti che eccede il fisiologico 60 per cento del pil. E proponiamo un piano Marshall per l’Europa, che avvii una riconversione produttiva, ecologicamente sostenibile e ad alto impatto sull’occupazione, finanziato dalle tasse sulle transazioni finanziarie e l’emissione di anidride carbonica, oltre che da project bond e eurobond.

5 - Siamo la sola forza alternativa perché esigiamo non soltanto l’abbandono delle politiche di austerità, ma la modifica dei trattati che le hanno rese possibili. Tra i primi: l’abolizione e la ridiscussione a fondo del Fiscal Compact, che promette al nostro e ad altri Paesi una o due generazioni di intollerabile povertà, e la distruzione dello Stato sociale. Promuoviamo un’Iniziativa Cittadina (art. 11 del Trattato sull’Unione europea) con l’obbiettivo di una sua radicale messa in discussione. Chiederemo inoltre al Parlamento Europeo un’indagine conoscitiva e giuridica sulle responsabilità della Commissione, della Bce e del Fmi nell’imporre un’austerità che ha gravemente danneggiato milioni di cittadini europei. 

6 – Siamo la sola forza alternativa perché non ci limitiamo a condannare gli scandali della disoccupazione e del precariato, ma proponiamo un Piano Europeo per l’Occupazione (PEO) il quale stanzi almeno 100 miliardi l’anno per 10 anni per dare occupazione ad almeno 5-6 milioni di disoccupati o inoccupati (1 milione in Italia): tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi. Il PEO dovrà dare la priorità a interventi che non siano in contrasto con gli equilibri ambientali come le molte Grandi Opere che devastano il territorio e che creano poca occupazione, ad esempio il TAV Torino-Lione e le trivellazioni nel Mediterraneo e nelle aree protette. Dovrà agevolare la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili; la creazione di un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la valorizzazione non speculativa del nostro patrimonio artistico; il potenziamento dell’istruzione e della ricerca.

7 – Siamo la sola forza alternativa perché riteniamo un pericolo l’impegno del governo di concludere presto l’accordo sul Partenariato Transatlantico per il Commercio e l'Investimento (Ttip). Condotto segretamente, senza controlli democratici, il negoziato è in mano alle multinazionali, il cui scopo è far prevalere i propri interessi su quelli collettivi dei cittadini. Il welfare è sotto attacco. Acqua, elettricità, educazione, salute saranno esposte alla libera concorrenza, in barba ai referendum cittadini e a tante lotte sui “beni comuni”. La battaglia contro la produzione degli OGM, quella che penalizza le imprese inquinanti o impone l’etichettatura dei cibi, la tassa sulle transazioni finanziarie e sull’emissione di anidride carbonica sono minacciate. La nostra lotta contro la corruzione e le mafie è ingrediente essenziale di questa resistenza alla commistione mondializzata fra libero commercio, violazione delle regole, abolizione dei controlli democratici sui territori. 

8 - Siamo la sola forza alternativa perché vogliamo cambiare non solo gli equilibri fra istituzioni europee ma la loro natura. I vertici dei capi di Stato o di governo sono un cancro dell’Unione, e proponiamo che il Parlamento europeo diventi un’istituzione davvero democratica: che legiferi, che nomini la Commissione e il suo Presidente, e imponga tasse europee in sostituzione di quelle nazionali. Vogliamo un Parlamento costituente, capace di dare ai cittadini dell’Unione una Carta che cominci, come la Costituzione statunitense, con le parole «We, the people....». Non con la firma di 28 re azzoppati e prepotenti, che addossano alla burocrazia di Bruxelles colpe di cui sono i primi responsabili.

9 - Siamo la sola forza alternativa a proposito dell’euro. Pur essendo critici radicali della sua gestione, e degli scarsi poteri di una Banca centrale cui viene proibito di essere prestatrice di ultima istanza, siamo contrari all’uscita dall’euro e non la riteniamo indolore. Uscire dall’euro è pericoloso economicamente (aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle importazioni, della povertà), e non restituirebbe ai paesi il governo della moneta, ma ci renderebbe più che mai dipendenti da mercati incontrollati, dalla potenza Usa o dal marco tedesco. Soprattutto segnerebbe una ricaduta nei nazionalismi autarchici, e in sovranità fasulle. Noi siamo per un’Europa politica e democratica che faccia argine ai mercati, alla potenza Usa, e alle le nostre stesse tentazioni nazionaliste e xenofobe. Una moneta «senza Stato» è un controsenso politico, prima che economico. 

10 – Siamo la sola forza alternativa perché la nostra è l’Europa della Resistenza: contro il ritorno dei nazionalismi, le Costituzioni calpestate, i Parlamenti svuotati, i capi plebiscitati da popoli visti come massa amorfa, non come cittadini consapevoli. Dicono che la pace in Europa è oggi un fatto acquisito. Non è vero. Le politiche di austerità hanno diviso non solo gli Stati ma anche i popoli, e quella che viviamo è una sorta di guerra civile dentro un’Unione che secerne di nuovo partiti fascistoidi come Alba Dorata in Grecia, Jobbik in Ungheria, Fronte Nazionale in Francia, Lega in Italia. All’esterno, poi, siamo impegnati in guerre decise dalla potenza Usa: guerre di cui gli Stati dell’Unione non discutono mai perché vi partecipano servilmente, senz’alcun progetto di disarmo, refrattari a ogni politica estera e di difesa comune (il costo della non-Europa in campo militare ammonta a 120 miliardi di euro annui). Perfino ai confini orientali dell’Unione sono gli Stati Uniti a decidere quale ordine debba regnare. 

L’Europa che abbiamo in mente è quella del Manifesto di Ventotene, e chi lo scrisse non pensava ai compiti che ciascuno doveva fare a casa, ma a un comune compito rivoluzionario. Noi oggi facciamo rivivere quella presa di coscienza: per questo al Parlamento europeo saremo con Tsipras, non con i socialisti che già pensano a Grandi Intese con i conservatori dello status quo. Siamo così fatti perché non abbiamo perduto la memoria del Novecento. L’Europa delle nazioni portò ai razzismi, e allo sterminio degli ebrei, dei Rom, dei malati mentali. L’Europa della recessione sfociò nella presa del potere di Hitler. 






14 apr 2014

La memoria degli ultimi

Mercoledì 16 alle 21.00 anteprima del film LA MEMORIA DEGLI ULTIMI  di Samuele Rossi.
Ad incontrare il pubblico saranno presenti il regista e produttore Samuele Rossi, Giorgio Vecchiani, Presidente dell’ANPI di Pisa e protagonista del documentario, Giuseppe Cassaro, produttore e compositore delle musiche, Michele Battini, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Civilta' e Forme del Sapere dell’Università di Pisa e l'assessore Marilù Chiofalo, Comune di Pisa.
Ad un anno dal 70° anniversario della Liberazione il giovane Samuele Rossi – dopo La strada verso casa presentato nel 2011 al Festival Internazionale del Film di Roma e alla Mostra Internazionale di Cinema di San Paolo - parla di “urgenza di raccogliere i pezzi di Storia che il tempo ha allontanato e messo ai margini, per mantenere viva la Memoria”. Nell’assenza di amore, di attenzione e di conoscenza degli italiani per la memoria storica trova genesi La memoria degli ultimi, documentario intimo e delicato, ritratto delle vite di alcuni ex-partigiani combattenti, uomini e donne, oggi ultra ottantenni.
Il regista ci conduce nelle località dei singoli protagonisti e negli spazi del loro passato: dal rifugio partigiano di Fontana Nuova nell’Appennino ligure alla linea gotica delle Cave di Carrara al Campo Tizzoro, zona di combattimento dell’Appennino pistoiese. Spazi che si fanno luoghi: luoghi nei quali, ancora oggi, si respira la speranza in un futuro migliore che ha spinto una intera generazione di giovani a combattere e sacrificare molto della loro vita.
< Nel documentario le testimonianze sono intramezzate da spezzoni degli archivi storici dell’Istituto Luce e dai disegni sulla Resistenza realizzati da Germano Pacelli, autore anche dell’abbraccio della locandina ufficiale.