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'Diodi', quattro storie di partigiani per un film di vecchie e nuove Resistenze
Natalia Binagli
Venerdì 03 Febbraio 2012 11:48
'DIODI'. Due uomini e
due donne. Quattro storie vere di partigiani, che oggi finiscono in un
film - intervista. 'Diodi' si intitola, come i componenti elettronici
che impediscono alla corrente elettrica di tornare indietro: così i
racconti dei quattro resistenti vogliono impedire il ritorno indietro
nella storia, il ripetersi di ogni dittatura. Iniziato nel 2009 e
terminato pochi mesi fa, Diodi sarà proiettato in anteprima nazionale
il 17 febbraio al teatro Puccini di Firenze. (Inizio alle ore 21.
Biglietti: 7 euro. In prevendita presso il Puccini o tramite circuito
box office). Le storie sono quelle di Silvano Sarti, nome di battaglia
Pillo, oggi presidente dell'Anpi di Firenze, di Aldo Michelotti di
Pistoia, di Anita Malavasi di Reggio Emilia, detta Leila, scomparsa poco
prima di Natale, e di Didala Ghilarducci di Viareggio.
GLI AUTORI. Le loro
testimonianze sono state raccolte e trasformate in un film documentario
da Fulvia Alidori, membro dell'Anpi nazionale e scrittrice, dall'attore e
sceneggiatore teatrale Saverio Tommasi, dai videomaker Domenico
Scarpino e Giulia Maraviglia: con la Tic Film, casa di produzione
allestita in maniera indipendente, hanno fatto tutto con le loro mani,
dalla stesura della sceneggiatura al montaggio.
RESISTENZA DI IERI E DI DOMANI.
Dalla Resistenza alle resistenze di oggi: 'Diodi' è un film di storia e
di attualità. Dalle testimonianze dei partigiani traspare una certa
amarezza, come se il mondo che volevano non lo avessere ottenuto.
"L'insegnamento che ci danno - spiegano gli autori - è che ogni giorno
dev'essere fatto di impegno, come una continua nascita, con eroismo
quotidiano: come moderni 'diodi', per far fluire la corrente nella
giusta direzione" . Il film, dopo l'anteprima di Firenze sarà proiettato
nelle città di origine dei partigiani. Info:www.diodifilm.it
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20 apr 2012
24 aprile al cinema con l'ANPI
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forum giovani a Sant'Anna di Stazzema
XII edizione 18-19-20 aprile 2012
"Appartenenze. 1944 - 2012 : identità e diritti, fra vecchie e nuove discriminazioni"
SANT'ANNA DI STAZZEMA- Incontri, testimonianze, dibattiti, percorsi storici-naturalistici. Oltre 800 giovani provenienti da scuole della Toscana e di altre regioni d'Italia prenderanno parte alla XII edizione del Forum Giovani a Sant'Anna di Stazzema che si svolgerà al Parco Nazionale della Pace il 18, 19 e 20 aprile. Tema del Forum 2012 saranno le vecchie e nuove discriminazioni: partendo dalla strage di Sant'Anna si arriva a quella di Firenze del dicembre scorso, con un percorso didattico accompagnato da testimonianze, approfondimenti storici e sociologici. Nelle tre giornate, divise per grado scolastico, i ragazzi avranno l'opportunità di ascoltare la testimonianza di Enrico Pieri, superstite della strage di Sant'Anna, visitare il Museo e percorrere gli antichi sentieri di Sant'Anna che toccano le varie borgate accompagnati dalle guide dell'UOEI di Pietrasanta. Il 18 aprile apriranno il Forum gli alunni delle scuole elementari, con un laboratorio didattico a tema e la visi one di un filmato di ricostruzione. Il 19 aprile, dedicato alle scuole medie, ci sarà l'incontro con la Comunità senegalese della Toscana della quale farà parte un familiare di una vittima della strage di Firenze del dicembre 2011. I ragazzi prenderanno parte anche ad un'attività di laboratorio tematico. Nel primo pomeriggio, sarà inaugurata la lapide che ricorda Nara Buratti, una bambina morta nella strage del 12 agosto 1944 in località Focetta, realizzata dagli studenti della Stagio Stagi di Pietrasanta insieme ai ragazzi dello Sci di Moers. Il 20 aprile sarà la volta delle scuole superiori che assisteranno alla proiezione della docufiction "Ius soli" di Fred Kuwornu sul tema della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione; interverranno la dott.ssa Simona Fabiani della Cgil Toscana, esperta sul tema dell'intercultura, il prof. Fabio Dei dell'Università di Pisa. Sarà presente anche il prof.Massimo Toschi, Consulente per la Cooperazione Internazionale della Region e Toscana. "Il programma è ricco, di alto livello e molto interessante"-commenta il sindaco di Stazzema, Michele Silicani. "Il Parco Nazionale della Pace sta assumendo uno spessore di rilievo, un luogo in cui conoscere e divulgare la memoria. La riflessione insieme alla Comunità senegalese assume uno spessore di straordinaria importanza per tutti noi e per i giovani che saranno presenti: li ringrazio a nome dell'amministrazione e del Comitato Onoranze per la loro partecipazione al Forum. Grazie anche al prof. Toschi per la sua presenza, che sottolinea sempre di più la stretta sinergia con la Regione Toscana, allo Spi-Cgil, la Cgil, l'Anpi e Associazione Martiri di Sant'Anna".
"Appartenenze. 1944 - 2012 : identità e diritti, fra vecchie e nuove discriminazioni"
SANT'ANNA DI STAZZEMA- Incontri, testimonianze, dibattiti, percorsi storici-naturalistici. Oltre 800 giovani provenienti da scuole della Toscana e di altre regioni d'Italia prenderanno parte alla XII edizione del Forum Giovani a Sant'Anna di Stazzema che si svolgerà al Parco Nazionale della Pace il 18, 19 e 20 aprile. Tema del Forum 2012 saranno le vecchie e nuove discriminazioni: partendo dalla strage di Sant'Anna si arriva a quella di Firenze del dicembre scorso, con un percorso didattico accompagnato da testimonianze, approfondimenti storici e sociologici. Nelle tre giornate, divise per grado scolastico, i ragazzi avranno l'opportunità di ascoltare la testimonianza di Enrico Pieri, superstite della strage di Sant'Anna, visitare il Museo e percorrere gli antichi sentieri di Sant'Anna che toccano le varie borgate accompagnati dalle guide dell'UOEI di Pietrasanta. Il 18 aprile apriranno il Forum gli alunni delle scuole elementari, con un laboratorio didattico a tema e la visi one di un filmato di ricostruzione. Il 19 aprile, dedicato alle scuole medie, ci sarà l'incontro con la Comunità senegalese della Toscana della quale farà parte un familiare di una vittima della strage di Firenze del dicembre 2011. I ragazzi prenderanno parte anche ad un'attività di laboratorio tematico. Nel primo pomeriggio, sarà inaugurata la lapide che ricorda Nara Buratti, una bambina morta nella strage del 12 agosto 1944 in località Focetta, realizzata dagli studenti della Stagio Stagi di Pietrasanta insieme ai ragazzi dello Sci di Moers. Il 20 aprile sarà la volta delle scuole superiori che assisteranno alla proiezione della docufiction "Ius soli" di Fred Kuwornu sul tema della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione; interverranno la dott.ssa Simona Fabiani della Cgil Toscana, esperta sul tema dell'intercultura, il prof. Fabio Dei dell'Università di Pisa. Sarà presente anche il prof.Massimo Toschi, Consulente per la Cooperazione Internazionale della Region e Toscana. "Il programma è ricco, di alto livello e molto interessante"-commenta il sindaco di Stazzema, Michele Silicani. "Il Parco Nazionale della Pace sta assumendo uno spessore di rilievo, un luogo in cui conoscere e divulgare la memoria. La riflessione insieme alla Comunità senegalese assume uno spessore di straordinaria importanza per tutti noi e per i giovani che saranno presenti: li ringrazio a nome dell'amministrazione e del Comitato Onoranze per la loro partecipazione al Forum. Grazie anche al prof. Toschi per la sua presenza, che sottolinea sempre di più la stretta sinergia con la Regione Toscana, allo Spi-Cgil, la Cgil, l'Anpi e Associazione Martiri di Sant'Anna".
p.s. scusate il ritardo con cui pubblico la notizia.
28 mar 2012
il mondo dei vinti, 35 anni dopo
Cari amici,
la
Fondazione Nuto Revelli e l'Uncem Piemonte sono lieti di invitarvi al Convegno:
"Il Mondo dei vinti, 35 anni
dopo" che si terrà a Cuneo sabato 31 marzo dalle 09.30 alle 13.
Sarà l’occasione per riflettere, a 35
anni dalla pubblicazione del "Mondo dei vinti" per Einaudi,
sull'evoluzione delle dinamiche socio-culturali del territorio cuneese.
Interverranno: Laurana Lajolo, Marco Revelli, Enrico Borghi, Mario Cordero,
Lido Riba.
Segue
l'anticipazione della mostra multimediale "Il popolo che manca"
a cura degli autori Diego Mometti e Andrea Fenoglio e della curatrice Giorgina
Bertolino, che sarà allestita nella borgata Paraloup a partire dal 19 maggio.
Il comunicato
stampa e la scheda della mostra sono in allegato. Grazie se vorrete diffondere
l'informazione e se potrete partecipare.
Un caro
saluto,
La
Fondazione Nuto Revelli onlus
9 mar 2012
quanto è brutta la città (e non solo)
In
Italia le città, il territorio, l’ambiente e il paesaggio versano in profondo
stato di crisi.
Ci siamo posti due domande:
Perché città e territorio Italiano sono così
brutti?
Perché la città e il territorio italiano
funzionano così male?
Ad
eccezione del poco paesaggio non ancora deturpato e di alcune porzioni di
centri storici, tutto il resto in Italia è brutto. A cominciare dalle case,
dalle architetture sorte negli ultimi 50 anni.
E
brutto è che la città in Italia non eserciti più il ruolo per cui è nata
millenni fa: luogo in cui gli uomini potessero creare centri di assistenza
reciproca e servizi comuni.
Anche
il territorio è brutto, poiché non svolge la sua funzione.
Questa
bruttezza nasce dal fatto che leggi e piani esistenti non sono in grado di
governare le città e il territorio in modo da soddisfare le esigenze dei
cittadini. Questo vale anche per i Governi nazionale e locali: che, oltre ad
essere incapaci di fare leggi e piani nuovi, lo sono anche di usare quelli
disponibili che servirebbero a risolvere alcuni problemi.
Anche
l’incapacità dei cittadini di chiedere un buon compromesso può essere definito
brutto.
Il
bello che è rimasto, i centri storici, li abbiamo trattati in modo perverso e
irragionevole. Abbiamo salvato gli edifici ma gli abbiamo sommersi di traffico
automobilistico che ne compromette anche l’aspetto estetico.
Abbiamo
permesso che il centro storico si riempisse di uffici e si svuotasse di
abitazioni e servizi primari (assistenza anziani, istruzione per i bambini,
artigiani..).
Così
il centro delle città di riempie di giorno e si svuota di notte.
I
negozi di prima necessità sono stati sostituiti da VETRINE, strumenti di
pubblicità delle multinazionali, le cui economie non dipendono dal mercato
locale (di quartiere) ma da quello mondiale. Così le VETRINE hanno raggiunto
fitti strepitosi pagati senza problemi dalle multinazionali.
In
un centro storico così trasformato è scomparsa la sicurezza. La città era nata
proprio per garantire sicurezza, grazie alle mura che la cingevano ma,
soprattutto, grazie alla presenza dei residenti.
I
quartieri periferici della città consolidata sono giustamente definiti
quartieri-dormitorio.
Le
periferie sono cresciute in modo congestionato sotto la spinta della rendita
urbana. Povere di servizi, quasi sempre sprovviste di verde. Tipico delle città
italiane sono le strade trasformate in parcheggi, intasate dal traffico, dove
autobus e tram hanno poca mobilità.
Il
territorio extraurbano è stato manomesso ed è presente lo sprawl , la “dispersione urbana”. Oltre ad aver costruito più che
altrove abbiamo disperso gli insediamenti residenziali e produttivi nella
campagna.
In
Francia, Germania o Inghilterra il territorio è costellato di piccoli centri
separati gli uni dagli altri. Fuori dai piccoli centri il territorio ha
mantenuto la sua funzione produttiva, destinato all’agricoltura e al sistema
naturale, svolgendo così anche il ruolo paesistico.
L’agricoltura,
oggetto principale del territorio extraurbano, in Italia è trattata come peggio
non si potrebbe.
L’agricoltura
è gestita molto male, utilizza colture idroesigenti che consumano il 60% del
acqua disponibile, ed è condizionata negativamente dalla discutibile politica
agricola imposta dalla Comunità europea.
La
cattiva gestione del territorio agricolo spinge a dire che anche il territorio
extraurbano è brutto.
Riguardo
i servizi lo Stato è stato poco presente, se non come figura autoritaria e
oppressiva comparsa sotto il fascismo.
Nell’ultimo
dopoguerra si è solo parzialmente corretto. Una politica nazionale di
interventi c’è stata solo per le case popolari (l’INA casa) e le autostrade.
Lo
Stato centrale ha dimenticato le ferrovie, il sistema idraulico, quello dello
smaltimento dei rifiuti. Si è occupato di elettricità solo per nazionalizzare
quella di origine idrica privata, trascurando per anni quella prodotta dagli
idrocarburi, che poteva nascere pubblica con l’ENI di Mattei.
Riferimento “Città
senza cultura” Giuseppe Campos Venuti- ED.Laterza.
29 feb 2012
NO TAV (opinioni, Marco)
Companeros e Amigos, sarebbe il caso di attivarci come possiamo per contro-informare la gente, evidentemente non sono
bastate le poche voci fuori dal coro come Report o Grillo per far capire l'inutilità di quest'opera. Se si vuole imporre
l'austerità allora è il caso di rinunciare a spendere 22 miliardi in 15 anni ( secondo i calcoli della mafia, come
ha detto Crozza ieri sera a Ballarò ) quando abbiamo le linee ferroviarie che tutti conoscete. L' "altra" Italia
( quella reale ) non può permettersi di stare zitta in questo momento, ed è inquietante che i rappresentanti
della cosiddetta opposizione ( al momento ex ) vadano a parlare in televisione e strappino più applausi
di Berlusconi. La gente non sa o no capisce un cazzo ( scusate ), parlando stamane con i miei
colleghi di lavoro ho avuto più comprensione da quelli "di destra" che da quelli "di sinistra".
Roba da piangere secchi di vergogna, se tutto va alla rovescia sono curioso di vedere cosa
ne pensa Casa Pound.
bastate le poche voci fuori dal coro come Report o Grillo per far capire l'inutilità di quest'opera. Se si vuole imporre
l'austerità allora è il caso di rinunciare a spendere 22 miliardi in 15 anni ( secondo i calcoli della mafia, come
ha detto Crozza ieri sera a Ballarò ) quando abbiamo le linee ferroviarie che tutti conoscete. L' "altra" Italia
( quella reale ) non può permettersi di stare zitta in questo momento, ed è inquietante che i rappresentanti
della cosiddetta opposizione ( al momento ex ) vadano a parlare in televisione e strappino più applausi
di Berlusconi. La gente non sa o no capisce un cazzo ( scusate ), parlando stamane con i miei
colleghi di lavoro ho avuto più comprensione da quelli "di destra" che da quelli "di sinistra".
Roba da piangere secchi di vergogna, se tutto va alla rovescia sono curioso di vedere cosa
ne pensa Casa Pound.
NO TAV (Giorgio Bocca)
Bocca: se insistete nell’imporre la Tav, tiro fuori il mitra
Se vi sento dire la parola Tav, sparo. Se vi sento dire che la Tav, l’alta velocità, è indispensabile, necessaria al progresso, tiro su dal pozzo il Thompson che ci ho lasciato dalla guerra partigiana. Perché d’inevitabile in questo stolto mondo c’è solo l’incapacità della specie a controllare la suo conigliesca demografia, le sue moltiplicazioni insensate. Il progresso! Se vi capita di pecorrere la Pianura Padana che ha fama di essere luogo più ricco e civile d’Italia, date un’occhiata ai paesi e alle città. Quà e là riuscite ancora a vedere un campanile, ma il resto è urbanistica informe, una metastasi di casoni e casette venuti a slavina senza un piano regolatore, di materiali scadenti, di forme informi collegati da autostrade che si vergognano di essere così brutte e si nascondono dietro i tabelloni di vetrocemento o di plastica.Questa necessità del progresso è un modo osceno per definire la nostra incapacità di resistere alle speculazioni. Saprete quanti anni ci vorrano per
Per arrivare dove? A un’alta velocità ferroviaria di cui si ignora tutto, se vincerà o meno la concorrenza del trasporto su strada, se troverà un numero di viaggiatori redditizio, se questi viaggiatori saranno davvero felici di metterci 15 minuti in meno tra Torino e Milano.Ma i conti torneranno? Ma sì che torneranno, perché il pubblico li farà tornare come accade per l’Hub
(Giorgio Bocca, “A chi servirà la famigerata linea Tav”, dal “Venerdì di Repubblica” del 30 dicembre 2005, articolo ripreso dal sito “NoTav.info”).
27 feb 2012
ecco il mio intervento a Il Tirreno, a proposito di..
...alberi tagliati, a san zeno, ma anche in piazza Vittorio Emanuele, e si parla anche di tagliare i pini di Piazza San Silvestro...
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25 feb (2 giorni fa)
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Sappiamo bene quanto alberi, vegetazione e terreni permeabili siano fondamentali anche per una buona qualità della vita umana, soprattutto in tempi di "cambiamenti climatici" e diffuso inquinamento e speculazione edilizia; e in una città come Pisa, ritenuta giovane e intelligente (al limite del geniale!), certe cose dovrebbero, e voglio sperare che siano, scontate e messe in pratica. Peccato però che questo in questa storia non sia stato dimostrato.
Quegli alberi, tagliati a San Zeno, erano parte integrante del paesaggio cittadino. Alberi che avevamo sempre visto, la cui crescita era stata accompagnata dai nostri "passaggi da quelle parti". Alberi a cui forse nessuno faceva molto caso ma, proprio per questo, erano ancora più importanti. Quegli alberi in qualche modo erano Pisa; così come lo sono le mura, l'Arno, la Madonna lignea di Borgo, e il prato verde del Duomo. Non è che ogni giorno vai a controllare che ci siano ancora, sai che ci sono, lo dai per scontato...
Ma forse queste considerazioni sono eccessive. Dovremmo rivedere semplicemnete il nostro concetto di "pulizia": oggi le "pulizie pubbliche" non sono più togliere lo sporco, che infatti abbonda sempre di più ovunque. Cartacce, bottiglie di plastica, cocci di vetro, sacchetti logorati sono ovunque, sull'erba appena tagliata dei cigli delle strade, tra gli scogli di Marina, nei campi arati (i pochi rimasti e così poco rispettati...). Oggi pulire vuol dire tagliare alberi (che poi fanno tutte quelle foglie..), stendere cemento e asfalto: questo il nuovo ordine, il nuovo concetto di igiene pubblica.
Mi faccio tante domande, tra queste una... Ma le Associazioni ambientaliste che hanno giustamente protestato, dov'erano quando questo scempio (almeno per noi ancora "non al passo coi tempi") è iniziato? Non potevano fermarlo o almeno provarci quando gli alberi erano ancora al loro posto? Tutto mi pare sia avvenuto alla luce del sole. Un esposto va bene giusto per non passare da disattenti, ma poi a che serve?
Serena Sbrana
via Ulisse Dini, Gello (Pisa)
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