28 mar 2012

il mondo dei vinti, 35 anni dopo

Cari amici,
la Fondazione Nuto Revelli e l'Uncem Piemonte sono lieti di invitarvi al Convegno:
 "Il Mondo dei vinti, 35 anni dopo" che si terrà a Cuneo sabato 31 marzo dalle 09.30 alle 13.  Sarà l’occasione per riflettere, a 35 anni dalla pubblicazione del "Mondo dei vinti" per Einaudi, sull'evoluzione delle dinamiche socio-culturali del territorio cuneese. Interverranno: Laurana Lajolo, Marco Revelli, Enrico Borghi, Mario Cordero, Lido Riba.

Segue l'anticipazione della mostra multimediale "Il popolo che manca" a cura degli autori Diego Mometti e Andrea Fenoglio e della curatrice Giorgina Bertolino, che sarà allestita nella borgata Paraloup a partire dal 19 maggio.

Il comunicato stampa e la scheda della mostra sono in allegato. Grazie se vorrete diffondere l'informazione e se potrete partecipare.

Un caro saluto,
La Fondazione Nuto Revelli onlus

9 mar 2012

quanto è brutta la città (e non solo)

In Italia le città, il territorio, l’ambiente e il paesaggio versano in profondo stato di crisi.

Ci siamo posti due domande:

Perché città e territorio Italiano sono così brutti?
Perché la città e il territorio italiano funzionano così male?

Ad eccezione del poco paesaggio non ancora deturpato e di alcune porzioni di centri storici, tutto il resto in Italia è brutto. A cominciare dalle case, dalle architetture sorte negli ultimi 50 anni.
E brutto è che la città in Italia non eserciti più il ruolo per cui è nata millenni fa: luogo in cui gli uomini potessero creare centri di assistenza reciproca e servizi comuni.
Anche il territorio è brutto, poiché non svolge la sua funzione.

Questa bruttezza nasce dal fatto che leggi e piani esistenti non sono in grado di governare le città e il territorio in modo da soddisfare le esigenze dei cittadini. Questo vale anche per i Governi nazionale e locali: che, oltre ad essere incapaci di fare leggi e piani nuovi, lo sono anche di usare quelli disponibili che servirebbero a risolvere alcuni problemi.
Anche l’incapacità dei cittadini di chiedere un buon compromesso può essere definito brutto.

Il bello che è rimasto, i centri storici, li abbiamo trattati in modo perverso e irragionevole. Abbiamo salvato gli edifici ma gli abbiamo sommersi di traffico automobilistico che ne compromette anche l’aspetto estetico.
Abbiamo permesso che il centro storico si riempisse di uffici e si svuotasse di abitazioni e servizi primari (assistenza anziani, istruzione per i bambini, artigiani..).
Così il centro delle città di riempie di giorno e si svuota di notte.
I negozi di prima necessità sono stati sostituiti da VETRINE, strumenti di pubblicità delle multinazionali, le cui economie non dipendono dal mercato locale (di quartiere) ma da quello mondiale. Così le VETRINE hanno raggiunto fitti strepitosi pagati senza problemi dalle multinazionali.
In un centro storico così trasformato è scomparsa la sicurezza. La città era nata proprio per garantire sicurezza, grazie alle mura che la cingevano ma, soprattutto, grazie alla presenza dei residenti.

I quartieri periferici della città consolidata sono giustamente definiti quartieri-dormitorio.
Le periferie sono cresciute in modo congestionato sotto la spinta della rendita urbana. Povere di servizi, quasi sempre sprovviste di verde. Tipico delle città italiane sono le strade trasformate in parcheggi, intasate dal traffico, dove autobus e tram hanno poca mobilità.

Il territorio extraurbano è stato manomesso ed è presente lo sprawl , la “dispersione urbana”. Oltre ad aver costruito più che altrove abbiamo disperso gli insediamenti residenziali e produttivi nella campagna.
In Francia, Germania o Inghilterra il territorio è costellato di piccoli centri separati gli uni dagli altri. Fuori dai piccoli centri il territorio ha mantenuto la sua funzione produttiva, destinato all’agricoltura e al sistema naturale, svolgendo così anche il ruolo paesistico.

L’agricoltura, oggetto principale del territorio extraurbano, in Italia è trattata come peggio non si potrebbe.
L’agricoltura è gestita molto male, utilizza colture idroesigenti che consumano il 60% del acqua disponibile, ed è condizionata negativamente dalla discutibile politica agricola imposta dalla Comunità europea.
La cattiva gestione del territorio agricolo spinge a dire che anche il territorio extraurbano è brutto.

Riguardo i servizi lo Stato è stato poco presente, se non come figura autoritaria e oppressiva comparsa sotto il fascismo.
Nell’ultimo dopoguerra si è solo parzialmente corretto. Una politica nazionale di interventi c’è stata solo per le case popolari (l’INA casa) e le autostrade.
Lo Stato centrale ha dimenticato le ferrovie, il sistema idraulico, quello dello smaltimento dei rifiuti. Si è occupato di elettricità solo per nazionalizzare quella di origine idrica privata, trascurando per anni quella prodotta dagli idrocarburi, che poteva nascere pubblica con l’ENI di Mattei.

Riferimento “Città senza cultura” Giuseppe Campos Venuti- ED.Laterza.

29 feb 2012

NO TAV (opinioni, Marco)

Companeros e Amigos, sarebbe il caso di attivarci come possiamo per contro-informare la gente, evidentemente non sono
bastate le poche voci fuori dal coro come Report o Grillo per far capire l'inutilità di quest'opera. Se si vuole imporre
l'austerità allora è il caso di rinunciare a spendere 22 miliardi in 15 anni ( secondo i calcoli della mafia, come
ha detto Crozza ieri sera a Ballarò ) quando abbiamo le linee ferroviarie che tutti conoscete. L' "altra" Italia
( quella reale ) non può permettersi di stare zitta in questo momento, ed è inquietante che i rappresentanti
della cosiddetta opposizione ( al momento ex ) vadano a parlare in televisione e strappino più applausi
di Berlusconi. La gente non sa o no capisce un cazzo ( scusate ), parlando stamane con i miei
colleghi di lavoro ho avuto più comprensione da quelli "di destra" che da quelli "di sinistra".
Roba da piangere secchi di vergogna, se tutto va alla rovescia sono curioso di vedere cosa
ne pensa Casa Pound.

NO TAV (Giorgio Bocca)


Bocca: se insistete nell’imporre la Tav, tiro fuori il mitra

Se vi sento dire la parola Tav, sparo. Se vi sento dire che la Tav, l’alta velocità, è indispensabile, necessaria al progresso, tiro su dal pozzo il Thompson che ci ho lasciato dalla guerra partigiana. Perché d’inevitabile in questo stolto mondo c’è solo l’incapacità della specie a controllare la suo conigliesca demografia, le sue moltiplicazioni insensate. Il progresso! Se vi capita di pecorrere la Pianura Padana che ha fama di essere luogo più ricco e civile d’Italia, date un’occhiata ai paesi e alle città. Quà e là riuscite ancora a vedere un campanile, ma il resto è urbanistica informe, una metastasi di casoni e casette venuti a slavina senza un piano regolatore, di materiali scadenti, di forme informi collegati da autostrade che si vergognano di essere così brutte e si nascondono dietro i tabelloni di vetrocemento o di plastica.
Questa necessità del progresso è un modo osceno per definire la nostra incapacità di resistere alle speculazioni. Saprete quanti anni ci vorrano per No Tav fare la Tav Lione-Torino-Milano? Pare più di 15 anni, giusto il tempo che arrivino ad inaugurarla i cinesi. Ma è possibile che sindaci e governatori dichiarino che senza il Tav si muore, si è tagliati fuori dalla civiltà? E’possibile che la signora Bresso della Regione Piemonte, che ho conosciuto come persona civile, dia i numeri se le bloccano i cantieri? Le grandi opere dormono, la legge progetto sta nei cassetti dei Berlusconi e dei Lunardi ma d’improvviso la congiunzione celeste della democrazia politica della speculazione cementiera si scatena e allora l’Italia intera è un cantiere.
Per arrivare dove? A un’alta velocità ferroviaria di cui si ignora tutto, se vincerà o meno la concorrenza del trasporto su strada, se troverà un numero di viaggiatori redditizio, se questi viaggiatori saranno davvero felici di metterci 15 minuti in meno tra Torino e Milano.Ma i conti torneranno? Ma sì che torneranno, perché il pubblico li farà tornare come accade per l’Hub Giorgio Bocca della Malpensa dove alla fine è la collettività a pagare il trasferimento di migliaia di persone cacciate dal rumore. Una volta si diceva:quando il mattone tira, tira l’economia. E se oggi non è il mattone, è il cemento delle gallerie per cui passa il progresso di quelli che ci sanno fare.
(Giorgio Bocca, “A chi servirà la famigerata linea Tav”, dal “Venerdì di Repubblica” del 30 dicembre 2005, articolo ripreso dal sito “NoTav.info”).

27 feb 2012

ecco il mio intervento a Il Tirreno, a proposito di..

...alberi tagliati, a san zeno, ma anche in piazza Vittorio Emanuele, e si parla anche di tagliare i pini di Piazza San Silvestro...


Serena Madhouse
25 feb (2 giorni fa)

a pisa
Buona l'iniziativa del Comune di Pisa: ripulire le mura e renderle accessibili, godibili, immagino fin dove possibile; anche se le queste Mura hanno fatto e visto la Nostra Storia ma, dal punto di vista, pratico non sono certo all'altezza di altre mura di città "rivali"! Comunque, quando c'è impegno e miglioramento dobbiamo mettere da parte la voglia innata, e tutta toscana, di criticare tutto e tutti, almeno sulla carta purtroppo...Dato che nella realtà questo "ripulire" ha  portato al sacrificio di molti alberi.

Sappiamo bene quanto alberi, vegetazione e terreni permeabili siano fondamentali anche per una buona qualità della vita umana, soprattutto in tempi di "cambiamenti climatici" e diffuso inquinamento e speculazione edilizia; e in una città come Pisa, ritenuta giovane e intelligente (al limite del geniale!), certe cose dovrebbero, e voglio sperare che siano, scontate e messe in pratica. Peccato però che  questo in questa storia non sia stato dimostrato.

Quegli alberi, tagliati a San Zeno, erano parte integrante del paesaggio cittadino. Alberi che avevamo sempre visto, la cui crescita era stata accompagnata dai nostri "passaggi da quelle parti". Alberi a cui forse nessuno faceva molto caso ma, proprio per questo, erano ancora più importanti.  Quegli alberi in qualche modo erano Pisa; così come lo sono le mura, l'Arno, la Madonna lignea di Borgo, e il prato verde del Duomo. Non è che ogni giorno vai a controllare che ci siano ancora, sai che ci sono, lo dai per scontato...

Ma forse queste considerazioni sono eccessive. Dovremmo rivedere semplicemnete il nostro concetto di "pulizia": oggi le "pulizie pubbliche" non sono più togliere lo sporco, che infatti abbonda sempre di più ovunque. Cartacce, bottiglie di plastica, cocci di vetro, sacchetti logorati sono ovunque, sull'erba appena tagliata dei cigli delle strade, tra gli scogli di Marina, nei campi arati (i pochi rimasti e così poco rispettati...). Oggi pulire vuol dire tagliare alberi (che poi fanno tutte quelle foglie..), stendere cemento e asfalto: questo il nuovo ordine, il nuovo concetto di  igiene pubblica.

Mi faccio tante domande, tra queste una... Ma le Associazioni ambientaliste che hanno giustamente protestato, dov'erano quando questo scempio (almeno per noi ancora "non al passo coi tempi") è iniziato? Non potevano fermarlo o almeno provarci quando gli alberi erano ancora al loro posto? Tutto mi pare sia avvenuto alla luce del sole. Un esposto va bene giusto per non passare da disattenti, ma poi a che serve?

Serena Sbrana
via Ulisse Dini, Gello (Pisa)

29 gen 2012

giorno della memoria (iniziative del Parco della Pace

Il 31 gennaio l'incontro con Mauro Betti, deportato nei lager di Gross-Rosen e Flossenbürg;

il 3 febbraio l'iniziativa con lo Spi-Cgil nazionale e la Regione Toscana: presenti il segretario generale dello Spi, Carla Cantone e il presidente Enrico Rossi


In occasione del Giorno della Memoria si svolgeranno a Sant'Anna di Stazzema

due importanti eventi dedicati alle scuole e alla cittadinanza. Martedì 31 gennaio, a partire dalle ore 10:00, Mauro Betti, Presidente Aned Pisa e deportato nei lager di Gross-Rosen e Flossenbürg, incontrerà le scolaresche dell'Istituto comprensivo "Martiri di Sant'Anna" di Stazzema e gli studenti della scuola media di Brugnato. Venerdì 3 febbraio, dalle ore 15:00, si svolgerà l'iniziativa organizzata dal comune di Stazzema assieme allo Spi-Cgil nazionale, Regione Toscana, Provincia di Lucca e Unione Universitari alla quale prenderanno parte Carla Cantone, segretario generale Spi-Cgil, ed Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. "Saranno due giornate intense ed importanti"- commenta il sindaco di Stazzema, Michele Silicani-"con le quali intendiamo onorare il Giorno della Memoria per ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, coinvolgendo scuole e istituzioni. La presenza di Betti, il 31 ge nnaio, è un'opportunità per tutti i ragazzi di conoscere attraverso un testimone la tragedia e l'orrore dei campi di concentramento. Il 3 febbraio saranno a Sant'Anna Carla Cantone, segretario generale Spi-Cgil, ed Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana a ulteriore dimostrazione del profondo legame con il Parco Nazionale della Pace e i suoi valori. Lo Spi-Cgil ha dimostrato una grandissima sensibilità, donando 10 mila euro a Sant'Anna di Stazzema accogliendo l'appello lanciato mesi fa per scongiurare la chiusura del Museo. Un provvedimento evitato grazie all'intervento del presidente Rossi che ci ha fatto sentire ancora più orgogliosi di essere toscani". Il conto corrente aperto dal comune per sostenere il Museo è: IT06L0872670250000000730185- Banca Versilia Lunigiana Garfagnana -Agenzia Pontestazzemese - causale "Salviamo il Parco Nazionale della Pace di Sant'Anna di Stazzema".
"Allo Spi-Cgil va il ringraziamento più sentito per questo grande contributo che ci aiuta a recuperare il mancato trasferimento dello Stato nel 2010 insieme ai versamenti che sono arrivati da tanti cittadini, enti ed istituzioni"- aggiunge il sindaco Silicani. "E' un grande onore avere a Sant'Anna Cantone e Rossi e li ringrazio per il loro impegno profuso per Sant'Anna di Stazzema". L'iniziativa del 3 febbraio, nei locali del Museo Storico di Sant'Anna di Stazzema, prenderà il via alle ore 15:00; interverranno Michele Silicani, Sindaco di Stazzema; Daniela Cappelli, Segretario generale Spi-Toscana; Stefano Baccelli, Presidente Provincia di Lucca; Giampaolo Mati, Segretario Generale Cgil Lucca; Michele Orezzi, UDU - Unione Universitari; un rappresentante Associazione Martiri di Sant'Anna di Stazzema e le conclusioni saranno affidate al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e al Segretario generale Spi-Cgil, Carla Cantone. L'ingresso è libero. Nell'ambito delle iniziat ive relative al Giorno della Memoria, una delegazione del comune di Stazzema e dell'associazione Labaro delle Mulina sarà a Castello Tesino (TN) sabato 28 gennaio per un convegno su Don Fiore Menguzzo, parroco delle Mulina, trucidato con i suoi familiari il 12 agosto 1944.



Museo Storico della Resistenza di Sant'Anna di Stazzema
tel/fax 0584.772025 - tel. 0584.772286
www.santannadistazzema.org
santannamuseo@comune.stazzema.lu.it

27 gen 2012

Per il giorno della memoria

 

“Attraversiamo l’Austria, ancora bella, intatta, con le casette linde , con i gerani rossi sui davanzali. A Norimberga scendiamo per una lunga sosta. Due prigionieri mongoli vengono circondati dagli alpini curiosi, assediati, come se fossero due animali feroci in gabbia. Sono spauriti. C’è anche un gerarca fascista, un dirigente del fascio all’estero, che sia gita nel rendere omaggio a noi alpini che andiamo al fronte. E’ molto servizievole. Lo guardiamo male, come si guarda un imboscato. La Germania ci appare come un Paese ordinatissimo, dove tutti sono militarizzati, dove tutti sono in divisa.

In Polonia il paesaggio cambia. Immense distese di terra che si perdono all’orizzonte. Ogni tanto un treno distrutto, capovolto. Per la prima volta sentiamo parlare dei partigiani, che sarebbero attivi e feroci. A Varsavia il primo incontro con gli ebrei. Ci chiediamo chi siano questi civili- donne, uomini, bambini- vestiti di stracci , tutti marchiati con una stella gialla sul petto e sulla schiena, che vagano sui nostri binari, con le SS che li controllano con le armi puntate. Tutti gli ebrei hanno un secchio e una scopa. Sono addetti alla pulizia della stazione, devono raccogliere i rifiuti della nostra tradotta. Voglio capire, cerco di capire. A Terèspol altra sosta, altri ebrei. C’è un vecchio con una lunga barba bianca inginocchiato, con in mano un crocifisso. E ostenta quel crocifisso verso la tradotta. Vuol dirci che la nostra è un guerra maledetta!

Stolpce, in Ucraina, gli ebrei sono più numerosi Decidiamo di rinunciare a una parte del nostro rancio caldo. La sosta è più lunga del solito. Giuseppe Grandi mi parla, ci parliamo, preparando il rancio. Questa gente muore di fame. Ne distribuiamo una parte , eludendo la sorveglianza delle SS. Gli alpini sono scesi tutti tradotta, e nella confusione gli ebrei riescono ad avvicinarsi a noi, a raccattare un mestolo di minestrone nelle loro scatole di conserva vuote.

Una giovane donna riesce a farsi capire parlando in latino. Dice che poco lontano c’è un campo di sterminio: ogni giorno vi muoiono 300 ebrei. In me è come se si spezzasse qualcosa. Voglio capire bene, voglio capire tutto. E guardo, e fotografo con gli occhi tutto quello che vedo. Comincio a guardare i tedeschi con odio. La mia ignoranza è catastrofica. Non so nulla dei campi di sterminio. Ma mi rendo conto che la guerra dei tedeschi non è la mia guerra. E questo sentimento mi spaventa, mi angoscia. Non avevo capito niente del fascismo; nulla delle razziali del 1938. E chi non capisce nel momento giusto rischia di capire quando è troppo tardi.”


Nuto Revelli“LE DUE GUERRE- Guerra fascista e guerra partigiana” Einaudi