11 feb 2013

intervista a Vladimiro Giacché



Intervista a Vladimiro Giacchè , economista, candidato di Rivoluzione Civile 



Qual è la posizione di Rivoluzione Civile in merito alla crisi del Monte dei Paschi di Siena, in relazione, in particolare, al problema dell’infiltrazione delle banche da parte della politica, da molti considerata la causa scatenante di questa crisi?
Noi riteniamo che l’infiltrazione dei partiti in una economia, si suppone, sana non sia l’origine del crack di MPS. Pensiamo invece che questa affondi le sue radici nel periodo della massiccia privatizzazione del sistema bancario italiano: all’inizio degli anni ’90 il 73% delle banche italiane era controllato dallo stato, mentre alla fine del decennio questa percentuale risultava esattamente dello 0%. Erano state privatizzate tutte le banche commerciali (ad esclusione del caso particolare del credito cooperativo, comunque non pubblico in senso stretto), tutte le banche di credito a medio-lungo termine ed infine l’unica banca di sviluppo che avevamo, ossia il Mediocredito Centrale. Alcuni degli omologhi stranieri di questi istituti sono tuttora saldamente in mano pubblica.
A partire da questo momento le banche iniziano a ragionare, correttamente dal loro punto di vista, in un’ottica squisitamente privatistica e di breve periodo, volta soprattutto, come si dice, alla creazione di valore per gli azionisti. Inoltre tendono a seguire le mode del sistema bancario internazionale, una delle quali è la corsa al “gigantismo bancario” che si è registrata intorno alla metà del primo decennio del nuovo secolo: tra il 2006 e il 2007 si fondono Banca Intesa e il San Paolo di Torino, Capitalia e Unicredit, ed infine a Novembre 2007, quando già sono chiari i segni della crisi economica imminente, il Monte dei Paschi acquista Antonveneta ad un prezzo assolutamente irragionevole. La ragione di questa corsa è in tutti i casi la stessa: conseguire “dimensione” in modo da poter acquistare quote di mercato, in altre parole una rendita oligopolistica, nonché valorizzare il capitale. In tutti e tre i casi menzionati queste operazioni non hanno impedito la svalorizzazione del capitale.


Questo caso dimostra però un’altra cosa: privatizzazione non significa fine dell’influenza della politica all’interno del sistema bancario. Metafora di ciò è il nuovo presidente dell’ABI, dopo le dimissioni di Mussari, è Antonio Patuelli, il quale partecipava alle tribune politiche per il Partito Liberale prima di Carosello quando ero ragazzo.
Per quanto riguarda le cose da fare, certamente i cosiddetti Monti-bond, cioè l’acquisto di titoli di MPS da parte dello stato per una somma di 3.9 miliardi di euro, sono un errore. Non perché lo stato non debba intervenire, ma al contrario perché deve farlo entrando nel capitale della banca, e non con un prestito che non gli garantisce alcun controllo sulla gestione della banca stessa. E deve farlo per due motivi: da un lato tutelare l’investimento che si fa in banca, ma soprattutto per iniziare a recuperare il concetto che il credito è un bene pubblico, concetto completamente dimenticato negli anni della privatizzazione selvaggia, ma recentemente tornato di moda ad esempio nel Regno Unito dove è stata creata una banca pubblica per il credito alle piccole e medie imprese. Questo si inserisce in una visione più ampia che noi vorremmo riaffermare anche con la creazione di un nuovo istituto pubblico per il credito a medio-lungo termine, ed in generale una azione volta ad un riequilibrio tra settore pubblico e privato: è proprio lo squilibrio a favore di quest’ultimo una delle cause della crisi. Continuare nella direzione di un dimagrimento del settore pubblico, aprendo ancora più spazio agli operatori privati (il cosiddetto “mercato”), significa curare la malattia col veleno che l’ha generata.


Tu sei non solo un addetto ai lavori nel mondo della finanza, ma anche uno studioso dei meccanismi ideologici. La questione Monte dei Paschi è interpretata dalla grande maggioranza della stampa attraverso due classiche dicotomie: da un lato quella economia reale buona contro finanza cattiva, dall’altro mercato sano contro politica corrotta. In entrambe le opzioni una entità malata corromperebbe la salute del libero mercato. Come si esce a livello di discorso pubblico da queste letture che escludono in principio una posizione come quella che ci hai appena presentato?
Se ne viene fuori, a mio parere, con la prassi e con la verità. In questo senso è necessario far notare che nelle condizioni attuali ad una banca gestita in vista della massimizzazione del valore privato, prestare i soldi non è conveniente. Non perché si facciano molti soldi in altri ambiti, i rendimenti su tutti gli asset reali sono piuttosto bassi, e lo sono anche quelli puramente finanziari, ma piuttosto perché le sofferenze dell’economia europea si riverberano sulle banche in termini di crediti inesigibili o di dubbia esigibilità. Quindi investire molto nel credito risulta rischioso. In questo quadro è necessario l’intervento dello stato, poiché non si può costringere un operatore di un istituto privato quotato in borsa, che deve sottoporsi a quello che Hans Tietmeyer chiamava il «plebiscito permanente dei mercati», ad agire contro i suoi interessi. Un esempio apparentemente lontano da quello di cui stiamo parlando ma in realtà pertinente è la Porsche, che qualche anno fa si è delistata dal listino tedesco in quanto le logiche del mercato finanziario (“la dittatura delle trimestrali”), dissero i suoi dirigenti, impedivano loro di ragionare nel lungo termine. E’ a questo livello che dobbiamo agire: un riequilibrio molto generale del peso del settore pubblico e di quello privato, completamente sbilanciato negli ultimi decenni a favore di quest’ultimo.


Il tuo ultimo libro, Titanic Europa, riporta molte dichiarazioni di tecnocrati europei giunti ad una posizione critica verso le politiche di austerity. Sull’analisi però anche economisti “di sinistra” hanno punti di vista differenti: nel tuo libro si sottolinea come il crollo del potere d’acquisto nei paesi periferici dell’UE incida negativamente sulle esportazioni della Germania, creando potenzialmente una spaccatura nelle classi dirigenti tedesche rispetto ad una tale gestione della crisi. Altri studiosi, come Luciano Gallino o Giorgio Gattei, ritengono invece che un dumping salariale generalizzato possa essere nei migliori interessi degli imprenditori tedeschi in quanto produrrebbe un ulteriore abbassamento delle retribuzioni anche in Germania. Come vedi queste differenti letture ed in generale la situazione europea?
La Germania ha già effettuato in questi anni un dumping salariale molto forte al suo interno, anche se in Italia se ne parla poco perché chi scrive di queste cose in genere conosce molto poco della situazione tedesca. La Germania ha avuto dal 2000 al 2013 un aumento di produttività del 13,4%, di cui poco più del 2% è stato trasferito ai salari lordi. Questa è una politica che, in particolare se applicata in un’area a moneta unica, risulta distruttiva per i partner: oggi si vuole applicare un rimedio che è peggiore della malattia, esportando questa deflazione salariale ai paesi periferici della UE. Due sono i difetti di questa politica: da un lato si tratta di un modo ingiusto di affrontare la crisi, ma soprattutto, in un’ottica di sistema, si tratta di provvedimenti distruttivi. Le politiche di deflazione salariale in un’area economica fortemente integrate risultano infatti efficaci in un solo caso: quando vengono fatte in un solo paese. Generalizzandole la contrazione dei consumi diventa tale che nessuno, come si vede, ci guadagna, neanche con le esportazioni. E’ un dibattito non nuovo, ma sul quale già Keynes offrì il suo contributo.
Ora, tutto questo apre uno spazio, seppur stretto: il problema infatti è che una politica centrata sulla deflazione salariale non risulta da una scelta contingente, ma è un tratto saliente dei trattati europei. E’ un aspetto su cui ho spesso insistito: vi sono, nei trattati europei, un certo numero di politiche su cui si decide a maggioranza, e che quindi sono “comunitarizzate”, cioè uguali per tutti, mentre restano alcuni ambiti su cui si decide all’unanimità, e che di conseguenza rimangono a discrezione dei singoli stati. Questi due ambiti riguardano le politiche fiscali e le politiche di protezione del lavoro. Non a caso, poiché è evidente che se uno stato intende tassare le imprese quanto è giusto tassarle, senza trasferire il peso di queste imposte sulle persone fisiche, ci sarà sempre un paese come l’Irlanda ad esempio, che tassa le imprese al 12,5%, permettendo così una via di fuga e una concorrenza fiscale al ribasso.
Questa roba qua è radicata nei trattati, e neanche una maggiore unione politica, vagheggiata da qualcuno molto speranzoso anche dalle nostre parti, risulta di per sé un fattore di riequilibrio. Un esempio di unione politica che non ha favorito una convergenza economica tra le varie zone del paese è esattamente quello dell’unificazione della Germania: questo, che sarà probabilmente l’argomento del mio prossimo libro, è un caso interessante perché dimostra come l’unificazione politica e i conseguenti trasferimenti non siano sufficienti a rimettere in piedi un paese in ginocchio a causa della deindustrializzazione. I passaggi di questa storia sono molto simili a quello che vediamo oggi in Europa: unione economica come driver dell’intero processo, conseguente apprezzamento della moneta annessa (il marco della DDR ebbe un apprezzamento del 300%) con conseguente uscita dal mercato dei prodotti denominati in quella valuta, e quindi disoccupazione di massa, deindustrializzazione, privatizzazioni a tappe forzate (spesso condotte in modo dubbio), ed infine emigrazione dalla parte povera verso la parte ricca. Tutte queste cose stanno accadendo oggi. A questo punto il paese “forte”, che ha imposto l’apprezzamento della valuta al paese debole, esporta merci e servizi, ma permane, e anzi si accentua nel tempo, uno squilibrio territoriale molto forte. Questo esempio mostra quindi come l’unificazione politica e i trasferimenti dal paese ricco al paese povero non siano sufficienti, a queste condizioni economiche e valutarie, per riequilibrare le differenze. In tal senso una accelerazione sull’unificazione politica europea risulterebbe una “fuga in avanti” e probabilmente un salto nel buio.


Attraverso alcuni documenti più o meno clandestini è emersa nel corso dell’ultima settimana una posizione più definita del PD sulla questione Europa e austerity: la soluzione indicata da Fassina sarebbe, da un lato, un lavoro politico sulla SPD tedesca per allontanarla dalla sostanziale identità di vedute che ha avuto in questi mesi con il governo della Merkel, dall’altro la richiesta della celebre “golden rule”, cioè la possibilità di non includere nel bilancio dello stato gli investimenti produttivi, in vista di provvedimenti di sviluppo da sbloccare subito dopo le elezioni. Il tutto nel quadro di uno scambio, in cui all’Europa si concederebbe la richiesta del controllore esterno sui bilanci dello stato, mentre all’interno si assicurerebbero a Confindustria ulteriori anni di moderazione salariale. C’è una sopravvalutazione dell’efficacia del triangolo socialdemocratico? E la golden rule da sola può essere sufficiente per invertire la tendenza recessiva dell’economia italiana?
La verità è che la SPD è appunto sulle posizioni della CDU, avendone coperto l’operato in questi anni, ed essendo risultata più volte decisiva per l’approvazione di provvedimenti, aggiungendovi solamente qualche clausola non molto rilevante. Wolfgang Münchau, giornalista del Financial Times da noi noto per alcune, ineccepibili, critiche a Monti, ha scritto in un suo pezzo che la SPD non ha fatto reale opposizione ai provvedimenti della Merkel, e che l’unico partito che ha votato materialmente contro queste misure è stato la Linke. Da questo punto di vista trovo che il profilo negoziale scelto dal PD non sia accettabile: è masochistico insistere sul controllore europeo dei bilanci, ed è singolare la scelta di non adottare un approccio negoziale più duro, così come ha fatto Monti con l’appoggio degli stessi democratici, ad esempio sulla supposta unione bancaria europea. Mi riferisco in particolare ad uno dei tasselli di questa unione, cioè la supervisione da parte della BCE sulle banche nazionali, che è saltata sostanzialmente per volontà tedesca e ridotta solo alle banche che hanno asset superiori ai 30 miliardi di euro. Tutto ciò a tutela delle loro banche medio-piccole, che hanno un sacco di problemi di bilancio. E’ quindi curioso che non si riesca a negoziare con i tedeschi su una base di parità: loro perseguono ferocemente i loro interessi, noi non facciamo altrettanto con i nostri. In questo quadro l’atteggiamento del PD è per certi versi più pericoloso di quello del PDL, il quale, per motivi ovviamente demagogici, sta però dicendo che non bisogna limitarsi a fare i compiti a casa assegnati dalla Merkel. Loro stessi in realtà non hanno, ad esempio, messo il veto durante la costruzione del fiscal compact, ma dire, come fa Bersani in questi giorni, che se avessimo fatto tutti i compiti a suo tempo oggi non avremmo nessun problema, significa non aver capito nulla della vicenda della costruzione europea.


A proposito di “nostri interessi”: che ruolo gioca nella crisi la ripresa delle guerre dell’occidente ad esempio verso l’Africa (Libia, Mali)? Stiamo assistendo ad una nuova fase di puro saccheggio, sebbene l’Italia abbia perso numerosi contratti nel caso libico, si tratta di puro e semplice servilismo, oppure c’è un tentativo di far fronte alla crisi attraverso quello che ai tempi di Reagan era definito keynesismo militare?
La forte proiezione, anche militare, di Europa e Stati Uniti nei confronti dell’Africa si spiega secondo me principalmente nell’ottica di un contenimento dell’avanzata cinese. Al di là degli interessi per le risorse, che ci sono, c’è proprio una questione geopolitica in Africa: la Cina ha infatti una forte influenza sul continente, anche per merito di un approccio molto intelligente nei confronti di questi paesi nel periodo in cui l’occidente voltava loro completamente le spalle. Emblematico il caso dell’Angola, paese molto indebitato a cui neanche la Banca Mondiale prestava più, completamente reinfrastrutturato dai cinesi, ovviamente in cambio dell’accesso al petrolio.
Del resto c’è in parte anche in atto qualcosa come una nuova politica di keynesismo militare (definizione peraltro impropria), che però negli Stati Uniti fa i conti con un debito che è crescente: ossia, se si tenta come ha fatto Obama di ridurre le spese militari si registra immediatamente un arretramento dell’economia nel suo complesso, come accaduto nell’ultimo trimestre, proprio a causa dei tagli in questo settore. C’è una stasi reale su questo proprio a causa del debito, ma d’altra parte non viene meno l’importanza strategica che questo settore ha in quel paese.


Ultima questione, evasione fiscale, di cui si parla molto in campagna elettorale, e di cui hai già parlato. Qual’è la differenza tra la posizione di Rivoluzione Civile e la, per così dire, posizione unificata di tutti gli altri su questo? In altre parole, c’è bisogno di una lotta senza quartiere a tutti i livelli come più volte annunciato da Monti ma poi fatto solo in parte, oppure è necessario approcciare la questione senza moralismi e nella direzione di un riequilibrio generale della fiscalità italiana, affiancando ad un ripristino di una reale progressività delle imposte un lotta all’evasione che parta dalle grandi ricchezze?
Il tema dell’evasione fiscale, ed in generale della criminalità economica, nel nostro paese non è un tema giudiziario o morale, ma un ambito che impatta immediatamente sul nostro futuro economico. Questa infatti incide in primo luogo sulla sostenibilità del bilancio pubblico, che non può continuare a sostenere un mancato gettito per 120 miliardi ogni anno. In secondo luogo sull’equità, in quanto le mancate entrate sono “coperte” da una eccessiva pressione fiscale su chi paga, cioè i lavoratori dipendenti principalmente a reddito fisso ed i pensionati. Infine c’è un problema di competitività, poiché se una parte delle imprese del paese attua questa autoriduzione totale o quasi dei costi si genera qualcosa come una legge di Gresham per le aziende, per cui l’impresa cattiva scaccia quella buona. Tutto ciò è in atto: il paese è poco sostenibile, diseguale, e poco competitivo con grandi squilibri al suo interno.
La lotta all’evasione deve essere fatta, ma fatta bene, facendo cioè in modo che coloro che hanno sempre pagato beneficino immediatamente dei risultati conseguiti: qui emerge nuovamente la questione del fiscal compact, non è infatti possibile pensare di recuperare evasione ed elusione per destinarla al ripianamento del debito. Questa ricchezza deve rientrare nell’economia. Dire questo non è sintomo di un atteggiamento particolarmente poliziesco, la prima patrimoniale in Italia è proprio la lotta all’evasione fiscale. La stessa patrimoniale propriamente detta dovrebbe essere calibrata, e ci stiamo lavorando, rispetto alla coerenza tra beni e redditi.
Ragionando in questa maniera ritengo che potrebbe essere risolta una parte significativa dei problemi fiscali di questo paese, che ruotano tutti intorno a questa questione: la stessa alta pressione fiscale è legata al fatto che molti pagano per altri.


Ma è possibile andare effettivamente a prendere le grandi ricchezze, le quali hanno certamente più di altre la possibilità di movimenti elusivi? La vulgata vuole infatti che queste ultime siano in parte non identificabili, con la stretta che conseguentemente cade verso il basso.
Gli strumenti ci sono attraverso ad esempio gli incroci tra vari archivi (in particolare tra quelli delle banche e quelli dell’amministrazione finanziaria). Il problema è stato un altro: con Berlusconi, ma anche con Monti, non è mai stato dato sufficiente empowerment a chi deve lavorare sulla questione, non c’è mai stata una esplicita copertura politica della lotta all’evasione, mandando messaggi anche allusivi quando non complici sul ritiro del redditometro. Ripristinare un diverso concetto di Stato significa anche rimettere le cose in chiaro su questo fronte.

21 gen 2013

programma e simbolo di RIVOLUZIONE CIVILE

Noi de "la Lunga Vacanza" avremmo preferito poter continuare a votare direttamente  per il partito in cui riponiamo forza e fiducia, avremmo preferito un simbolo senza nessun cognome di singolo, poichè i personalismi non hanno finora portato nulla di buono alla Nostra Italia e, soprattutto, vanno contro i nostri ideali civile.
Ci sarebbe piaciuto, al posto di "RIVOLUZIONE CIVILE" una "NUOVA RESISTENZA", che avrebbe dato un senso di dignità maggiore e avrebbe espresso la gravità della situazione (sociale più che politica)che stiamo attraversando.
Ma non si può avere tutto e proprio per la gravità della situazione attuale non possiamo stare qui a perdere tempo con le critiche e a cercare il pelo nell'uovo.
 Lasciare l'Italia in mano a 3 pseudo destre (PDL, PD e ciò che ruota intorno a Mario MOnti) capaci di fare solo il bene dell'Europa (germania?!) o di risolvere beghe personali (il Nano?!) o mantenere in vita assurde e antieconomiche "grandi opere" (PD?!) ecc..., sarebbe davvero un suicidio.

Ecco perchè c'è bisogno di un'alternativa e nonostante il boicottaggio dei media, c'è bisogno urgente di far conoscere questo programma, che sicuramente è stato steso in modo frettoloso e incompleto ma è certamente un buon canovaccio da seguire e sperare di realizzare.
Rispecchia abbastanza i nostri punti fermi e, se avrete voglia di legerlo, potete farvi d asoli la vostra opinione.
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“UNA RIVOLUZIONE CIVILE PER RICOSTRUIRE IL PAESE”
UN PROGRAMMA PER GOVERNARE L’ITALIA
Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana. Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti. 

VOGLIAMO UNA RIVOLUZIONE CIVILE:
per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie. Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;

per la legalità e una nuova politica antimafia che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;

per la laicità e le libertà. Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona umana. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;

per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari. Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;

 per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole.Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;
 

per l’ambiente. Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog; 

per l’uguaglianza e i diritti sociali. Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;

per la conoscenza, la cultura, l’informazione libera. Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art. 9 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;

per la pace e il disarmo. Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate nei teatri di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35;

per una nuova questione morale ed un’altra politica. Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.
Antonio Ingroia ………………………….
Leoluca Orlando ………………………….
Luigi de Magistris ………………………….
Antonio Di Pietro ………………………….
Oliviero Diliberto ………………………….
Paolo Ferrero ………………………….
Angelo Bonelli ………………………….

http://www.paoloferrero.it/2012/wp-content/uploads/2011/12/ferrero_ungiornodapecora_21122011-290x290.jpg
Paolo Ferrero- segretario nazionale del PRC

capire la crisi e trovare eque e giuste soluzioni, leggetelo!!!

 Paolo Ferrero-breve biografia

è nato a Pomaretto (TO)nel 1960.
Operaio e poi cassaintegrato FIAT, valdese, obiettore di coscienza, è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Evangelica Valdese.
Ha ricoperto ruoli di direzione politica in Cgil e Democrazia Proletaria.
E' stato ministro della Solidarietà sociale del secondo governo Prodi è oggi segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.
E' autore di "QUEL CHE IUL FUTURO DIRA' DI NOI"   


 

“UNA RIVOLUZIONE CIVILE PER RICOSTRUIRE IL PAESE”

 UN PROGRAMMA PER GOVERNARE L’ITALIA
Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana.
Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti.

VOGLIAMO UNA RIVOLUZIONE CIVILE:
–per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie. Vogliamo un’Europa autonoma dai poteri finanziari e una riforma democratica delle sue istituzioni. Siamo contrari al Fiscal Compact che taglia di 47 miliardi l’anno per i prossimi venti anni la spesa, pesando sui lavoratori e sulle fasce deboli, distruggendo ogni diritto sociale, con la conseguenza di accentuare la crisi economica. Il debito pubblico italiano deve essere affrontato con scelte economiche eque e radicali, finalizzate allo sviluppo, partendo dall’abbattimento dell’alto tasso degli interessi pagati. Accanto al Pil deve nascere un indicatore che misuri il benessere sociale e ambientale;
–per la legalità e una nuova politica antimafia che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento ma l’eliminazione della mafia, che va colpita nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a partire da quello politico. Il totale contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione, il ripristino del falso in bilancio e l’inserimento dei reati contro l’ambiente nel codice penale sono azioni necessarie per liberare lo sviluppo economico;
–per la laicità e le libertà. Affermiamo la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona umana. Siamo per una cultura che riconosca le differenze. Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere. Contrastiamo l’omofobia e vogliamo il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere. Contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;
–per il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari. Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;
–per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole. Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall’agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;
–per l’ambiente. Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;
–per l’uguaglianza e i diritti sociali. Vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla agli immobili commerciali della chiesa e delle fondazioni bancarie, istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Vogliamo colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi medio-bassi. Vogliamo rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale ed un piano per la non-autosufficienza. Vogliamo il diritto alla casa e il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vogliamo un tetto massimo per le pensioni d’oro e il cumulo pensionistico. Vogliamo abrogare la controriforma pensionistica della Fornero, eliminando le gravi ingiustizie generate, a partire dalla questione degli “esodati”;
–per la conoscenza, la cultura, l’informazione libera. Affermiamo il valore universale della scuola, dell’università e della ricerca pubbliche. Vogliamo garantire a tutte e tutti l’accesso ai saperi, perché solo così è possibile essere cittadine e cittadini liberi e consapevoli, recuperando il valore dell’art. 9 della Costituzione, rendendo centrali formazione e ricerca. Vogliamo valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico. Vogliamo una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi la subordinazione al potere economico-finanziario. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi e che i partiti escano dal consiglio di amministrazione della Rai. Vogliamo il libero accesso a Internet, gratuito per le giovani generazioni e la banda larga diffusa in tutto il Paese;
–per la pace e il disarmo. Va ricondotta la funzione dell’esercito alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione a partire dal ritiro delle truppe italiane impegnate nei teatri di guerra. Va promossa la cooperazione internazionale e l’Europa deve svolgere un’azione di pace e disarmo in particolare nell’area mediterranea. Vanno tagliate le spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35;
–per una nuova questione morale ed un’altra politica. Vogliamo l’incandidabilità dei condannati e di chi è rinviato a giudizio per reati gravi, finanziari e contro la pubblica amministrazione. Vogliamo eliminare i privilegi della politica, la diaria per i parlamentari, porre un tetto rigido ai compensi dei consiglieri regionali e introdurre per legge il limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali. Vogliamo una nuova stagione di democrazia e partecipazione.
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30 dic 2012

«Nemmeno i nazisti mi hanno fatto questo»



Lucca, aggredito e derubato ex comandante partigiano. «Nemmeno i nazisti mi hanno fatto questo»

Uno scippo non come gli altri, un’aggressione pesante e forse dettata anche da motivi politici: è l’episodio di violenza cui è stato protagonista suo malgrado il “Toscano”. L'ex comandante partigiano di 87 anni, Lilio Giannettini, è stato aggredito ieri sera a Lucca mentre stava rientrando nella Casa del clero di via San Niccolao dove vive insieme ad alcuni sacerdoti anziani e altri ospiti. Due giovani lo avrebbero preso a calci e pugni e poi lo avrebbero abbandonato sanguinante, dopo avergli strappato un marsupio che conteneva effetti personali e soldi. Soccorso, l'ex partigiano, che per molti anni è stato anche presidente dell'Istituto storico della Resistenza della provincia di Lucca, è stato trasportato all'ospedale dove gli sono state riscontrate varie escoriazioni e un ematoma cerebrale. «Nemmeno i nazisti mi hanno fatto questo», avrebbe commentato il “Toscano”.

Una lettera di solidarietà Azione antifascista di Genova ha inviato una lettera di solidarietà all'ex comandante “Toscano” della brigata “Oreste” della divisione “Pinan Cichero”. «Toscano - si legge nella lettera - si trova ricoverato all'ospedale di Pisa e si è detto convinto della matrice politica dell'aggressione. Seppur avviliti per quello che non abbiamo impedito che avvenisse - conclude la missiva -, ripartiamo con la forza del tuo esempio e con l'amore per quello che sei e quello che ci dai e ci poniamo lo stesso traguardo che hai tu: lottare per un mondo migliore».

Comunisti Italiani sdegnati La Federazione provinciale del Partito dei Comunisti Italiani ha espresso «profondo sdegno» per l'aggressione subita da Lilio Giannecchini ed ha auspicato che «venga fatta chiarezza sulla matrice dell'atto violento perpetrato. Se questa risultasse di natura politica - sottolineano i comunisti in una nota - sarebbe un fatto ancora più grave di quanto non lo sia già».

3 ott 2012

nuove offese dalla Germania a tutti i veri italiani...

E' proprio così, questa cosa riguarda tutti gli italiani veri, quelli che hanno a cuore il presente e il futuro del Nostro Paese: l'Italia appunto... E quindi una piccola minoranza, maltrattata e sempre più ignorata e presa in giro... Ora anche questa "novità" dalla Germania... D'altraparte oggi la Germania ho ottenuto quello che da tanto tempo cercava e senza bisogno (per ora) di sopprimere nessuno... Oggi è la Germania la vera padrona d'Europa, padrona di un continente che di padroni non avrebbe dovuto averne...e ecco, da diverse fonti, la nuova offesa che ci ha recato e che NON DOBBIAMO ACCETTARE.
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di Valentina Landucci
STAZZEMA. «Dovrei leggere con attenzione le motivazioni. Ma sulla base di quanto appreso non si può non parlare di un’insulto all’intelligenza dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime».
Claudia Buratti è l’avvocato che tutela l’amministrazione comunale di Sant’Anna nei procedimenti sulla strage di Sant’Anna. Ed è tra le prime persone a commentare la decisione della Procura di Stoccarda di archiviare, sostanzialmente per insufficienza di prove, l’inchiesta per la strage nazista di Sant'Anna di Stazzema dove persero la vita 560 persone. Una strage per la quale, in Italia, sono stati emessi dal tribunale militare di La Spezia, il 22 giugno del 2005, dieci ergastoli. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione. In Germania, invece, non ci sarà alcun processo.
«Intanto va detto che l’esito al quale è arrivato il tribunale tedesco - spiega l’avvocato - arriva dopo un’inchiesta durata 10 anni. Per una sentenza di primo grado in Italia ne sono bastati tre. E va anche ricordato che nel nostro Paese la procura italiana e tedesca hanno lavorato insieme, perfettamente coordinate». Ma evidentemente non è bastato. «Si dice che non ci sono sufficienti prove documentali - continua Buratti - ma chi è quel nazista che firma la propria condanna nero su bianco? Le autorità tedesche hanno seguito attentamente il procedimento italiano e nell’immediatezza della sentenza nel giugno del 2005 avevano in qualche modo voluto rasserenare la comunità di Sant’Anna dicendo che sarebbero arrivati il prima possibile alla conclusione delle proprie indagini. Ma le cose sono andate diversamente. Ripeto: occorre valutare con attenzione le motivazioni che al momento apprendo solo da notizie stampa. Di certo, stando a quanto riportato fin’ora, l’archiviazione sembra lasciare intendere che i 560 civili di Sant’Anna, faccio una provocazione, siano morti dal sonno. Si vuole sostenere che mettendo in atto questa azione i militari tedeschi considerassero tutti partigiani? anche un bambina di 20 giorni come Anna Pardini? Si vuole tornare a parlare di Sant’Anna come di una rappresaglia nonostante le sentenze italiane dimostrino che la strage è stata un’azione premeditata?».
«Di fronte a tutto ciò - conclude Buratti - non posso che dirmi orgogliosa della nostra giustizia che a differenza della cassazione tedesca è stata particolarmente efficace: in tre anni dalle indagini è arrivata a sentenza di primo grado. E due anni dopo c’è stata quella di Cassazione. Non resta che augurarci che le decisioni del tribunale tedesco siano sostenute da forti e fondate motivazioni di diritto e giurisprudenza. Perché per quello che ho letto fino ad ora questa decisione offende l'intelligenza e la dignità di tutti noi».

(da http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2012/10/02/news/questa-archiviazione-ci-offende-tutti-1.5796709)

______________________________________________________________________Fucilazione avvenutanei pressi di Sant'Anna di Stazzema

Il segretario generale della Farnesina Valensise ha ricevuto il vice ministro degli Esteri tedesco

Strage di Sant'Anna Stazzema, Farnesina: sconcerto per archiviazione

Roma, 02-10-2012
"Pur nel rispetto dell'indipendenza della magistratura tedesca", la decisione della Procura di Stoccarda su Sant'Anna di Stazzema e' per gli italiani "motivo di profondo sconcerto e rinnovata sofferenza". Lo sottolinea il segretario generale della Farnesina Michele Valensise che ha ricevuto il vice ministro degli Esteri tedesco Michael Link.

Nell'incontro, è stata evocata la decisione della Procura di Stoccarda relativa all'archiviazione dell'inchiesta sull'eccidio di Sant'Anna di Stazzema. Al riguardo, Valensise ha rilevato come, "pur nel rispetto dell'indipendenza della magistratura
tedesca", non sia possibile "ignorare che tale decisione è per gli italiani, non solo per i sopravvissuti e i familiari delle vittime, motivo di profondo sconcerto e rinnovata sofferenza". A essi - ha detto l'Ambasciatore Valensise - va la nostra
vicinanza e solidarietà".

Durante il colloquio, Valensise, richiamando l' "esigenza che la ricostruzione di fatti e responsabilità non si limiti alle aule giudiziarie", ha ricordato che "i Governi di Italia e
Germania hanno affidato nel 2008 ad una Commissione storica mista il compito di un approfondimento comune sul passato di guerra italo-tedesco. Il nostro obiettivo è contribuire alla costruzione di una comune cultura della memoria: la memoria e la conoscenza delle tragedie del passato sono essenziali alla salvaguardia degli ideali di libertà, democrazia e solidarietà alla base della costruzione europea".

"L'Italia - ha concluso Valensise - intende dunque continuare a lavorare con la Germania per dare esecuzione alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 3 febbraio, soprattutto nella parte in cui essa, riferendosi alle istanze delle vittime delle stragi e degli ex-internati militari italiani, auspica il raggiungimento di una soluzione condivisa tra i due Paesi a compensazione delle vittime di quelle immani sofferenze".
Quel mattino del 12 agosto 1944 vennero trucidate dai nazisti tra le 457 e le 560 persone, in gran parte anziani e donne, tra le quali 116 ragazzi e bambini, il piu' piccolo di 20 giorni. Ieri la procura di Stoccarda ha deciso, "per insufficienza di prove", di non chiedere l'imputazione degli otto ex militari della 16ma divisione granatieri corazzati 'Reichsfuehrer Ss' ancora in vita che si ritiene abbiano partecipato all'eccidio. L'accusa nel complesso e' rivolta a 17 militari, di cui molti gia' condannati in Italia.
L'Associazione dei Martiri di Sant'Anna tuona che la decisione della procura di Stoccarda e' "assurda e ingiusta" e ha annunciato che verra' presentato ricorso contro l'archiviazione. Mentre il Partito democratico, per bocca del senatore Andrea Marcucci, che ha presentato un'interrogazione urgente ai ministri degli Esteri e della Giustizia, chiede al governo di "muoversi subito per assicurare la riapertura dell'inchiesta sulla strage".

(da: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=169966)


NON LASCIAMO MORIRE LA GIUSTIZIA...

25 ago 2012

importante: firmate la petizione AVAAZ per ... FREE PUSSY RIOT!!

Dear friends,




Putin's war on dissent may have met its match in Pussy Riot, the female protest group. The European Parliament is calling for an asset freeze and travel ban on Russia's corrupt elite -- let's join their call and make it a reality -- sign the petition:
Facing 2 years in jail for singing a song criticizing President Putin in a church, a member of Pussy Riot gestured to the court and said in her show-trial's closing statements, "Despite the fact that we are physically here, we are freer than everyone sitting across from us ... We can say anything we want..."

Russia is steadily slipping into the grip of a new autocracy -- clamping down on public protest, allegedly rigging elections, intimidating media, banning gay rights parades for 100 years, and even beating critics like chess master Garry Kasparov. But many Russian citizens remain defiant, and Pussy Riot's eloquent bravery has galvanized the world’s solidarity. Now, our best chance to prove to Putin there is a price to pay for this repression lies with Europe.

The European Parliament is calling for an assets freeze and travel ban on Putin’s powerful inner circle who are accused of multiple crimes. Our community is spread across every corner of the world -- if we can push the Europeans to act, it will not only hit Putin's circle hard, as many bank and have homes in Europe, but also counter his anti-Western propaganda, showing him that the whole world is willing to stand up for a free Russia. Click below to support the sanctions and tell everyone:

http://www.avaaz.org/en/free_pussy_riot_free_russia_a/?bfhahcb&v=17300

Last week’s trial is about far more than three women and their 40-second ‘punk prayer’. When tens of thousands flooded the streets to protest rigged elections, the government threw organisers into jail for weeks. And in June Parliament effectively outlawed dissent by raising the fine for unsanctioned protest an astounding 150-fold, roughly the average Russian’s salary for a whole year.

Pussy Riot may be the most famous Russian activists right now, but their sentence is not the grossest injustice of Putin’s war on dissent. In 2009, anti-corruption lawyer Sergei Magnitsky, who uncovered a massive tax fraud at the heart of Russia’s power dealers, died in jail -- without a trial, on shaky charges, and with medical attention repeatedly denied. 60 of Russia’s elite have been under scrutiny for the case and its cover-up, and the sanctions the European Parliament is proposing are on this inner circle.

International attention to Russia’s crackdown is cresting right now, and the ‘Magnitsky sanctions’ are the best way to put the heat on Putin and help create breathing room for the suffocating democracy movement. Let’s give Europe's leaders a global public mandate to adopt the sanctions. Sign the petition now and share this with everyone:

http://www.avaaz.org/en/free_pussy_riot_free_russia_a/?bfhahcb&v=17300

What happens in Russia matters to us all. Russia has blocked international coordination on Syria and other urgent global issues, and a Russian autocracy threatens the world we all want, wherever we are. The Russian people face a serious challenge, but we know that people-powered movements are the best cure for corruption and iron-fisted governments -- and that international solidarity can help keep the flame of these movements alive. Let’s join together now to show Putin that the world will hold him to account and push for change until Russia is set free.

With hope,

Luis, David, Alice, Ricken, Lisa, Vilde, and the Avaaz team


P.S.: Victory! Last week 100 people joined Avaaz Member Stellan S's campaign and stopped the deportation of a Belarussian family from Sweden after they were unfairly denied refugee status. Get support for the things you care strongly about in your community or around the world by starting your campaign here: http://www.avaaz.org/en/petition/start_a_petition/?do.ps.priot_2

More information:

Pussy Riot sentenced to 2 years in jail for stunt against Putin:
http://world.time.com/2012/08/17/protests-verdict-loom-for-russias-jailed-punks/

Russia faces angry response to jailing of Pussy Riot members (Irish Times)
http://www.irishtimes.com/newspaper/frontpage/2012/0818/1224322386243.html

Media Frenzy Over Pussy Riot Obscures Legal Plights Of Lesser-Known Protesters (Radio Free Europe)
http://www.rferl.org/content/russia-antigovernment-protesters-jail-time-pussy-riot/24677862.html

Moscow election official: I helped rig Russia vote (NBC News)
http://worldnews.nbcnews.com/_news/2011/12/06/9255664-moscow-election-official-i-helped-rig-russia-vote?lite

As US acts on Magnitsky, Europe debates (The Moscow Times)
http://www.themoscowtimes.com/news/article/as-us-acts-on-magnitsky-europe-debates/463107.html

17 ago 2012

il sindaco che guida gli espropri al supermercato! (ispirazioni anti-speculazione!)



Esteri
12/08/2012 - Storie della crisi

Il sindaco rosso guida gli
espropri nei supermercati

Carismatico Juan Manuel Sanchéz Gordillo, 60 anni, figlio di un muratore, professore di storia. Porta sempre al collo una kefiah per solidarietà con i palestinesi Divorziato e padre di due figli convive con una contadina. La moglie lo ha lasciato perché si rifiutava di comperare la lavatrice «simbolo del capitalismo»

Tre carrelli di cibo per 37
famiglie povere di Siviglia
In Andalusia requisiti a un
duca 1.200 ettari incolti

GIAN ANTONIO ORIGHI
madrid
 
L’ ultima clamorosa protesta è stata un «esproprio alimentare» in un supermercato: martedì scorso Juan Manuel Sanchéz Gordillo, 60 anni, dal 1979 sindaco con maggioranza assoluta della comunistissima Marinaleda, ha diretto l’assalto a un supermercato nella limitrofa Ecija, portando via tre carrelli pieni di pasta, fagioli, lenticchie e latte, che ha donato a 36 famiglie di squatter disoccupati di Siviglia. Unanime la condanna del governo, dei socialisti, di lu. Ovviamente è stato denunciato. Ma lui se la ride: «È stata un’azione simbolica. Il prossimo obbiettivo? Le banche».

Sanchéz Gordillo, non è solo sindaco, è anche molto altro: deputato regionale andaluso, leader del Cut-Bai (Collettivo unità dei lavoratori-Blocco andaluso di sinistra) e del sindacato agricolo Sat. E da sempre fa parlare di sé, occupando terre incolte o la Moncloa, il Palazzo del governo, con l’ex premier socialista González dentro. Ma nella regione con più disoccupati d’Europa (34%), nel suo Comune non ce n’è uno grazie alle cooperative comunali ortofrutticole da lui inventate e dove tutti guadagnano lo stesso stipendio: 1128 euro al mese. «Non ho mai fatto parte del partito comunista con la falce e martello, però mi sento comunista, o comunitarista, come credo si sentissero Cristo, Gandhi, Lenin e il Che», dice questo professore di storia, figlio di un poverissimo muratore, che ha potuto andare all’Università grazie a una borsa di studio.

Entrato in Izquierda Unita (il cartello elettorale comunista) nell’86, nemico acerrimo dei socialisti («Zapatero rubava ai poveri per dare i soldi ai ricchi»), gode di una popolarità impressionante, e non solo nella sua Marinaleda (2645 abitanti): nelle regionali andaluse del marzo scorso, come capolista di Iu per Siviglia, ha ottenuto116.726 voti (il 12,18%).

Il suo motto è sempre stato: «La terra a chi la lavora». E Gordillo, che pare uscito da «Novecento» di Bertolucci anche se usa Twitter, è un leader che fa quello che dice. Nell’Andalusia agraria in mano a ricchissimi proprietari terrieri, il barbuto sindaco, dopo 12 anni di occupazioni, nel 1992 è riuscito a espropriare 1200 ettari che erano del Duca dell’Infantado.

Sempre in prima linea, venerdì scorso è stato sloggiato dalla Guardia Civil, insieme ad altri 200 militanti del Sat, da un terreno militare. «Torneremo. Abbiamo già cominciato a lavorare la terra», ha detto agli agenti delle Benemérita.

L’esproprio terriero è stato il volano della sua revolución, sempre perseguita con la non violenza. Il sindaco che tiene la foto del Che nel suo ufficio sempre aperto al pubblico e porterà la kefiah al collo «finché i palestinesi non avranno una loro patria», ha costituito la Cooperativa Hu Humar-Marinaleda, ovviamente ecologicamente corretta. Produce carciofi, peperoni, fave, olio di oliva. Il comune è proprietario di una fabbrica di conserve, un frantoio, serre, allevamenti bovini. Salario: 47 euro al giorno, 6 giorni la settimana, 35 ore settimanali. Ecco perché non ci sono disoccupati.

Ma c’è di più. A Marinaleda non è mai entrato un costruttore. Il municipio regala il terreno per costruire un villino a schiera (90 metri quadrati su due piani, più 100 metri di cortile), anticipa i soldi per i lavori ed esige che il proprietario collabori alla costruzione della sua casa o paghi un sostituto. Restituirà il debito in rate di 15,52 euro al mese.

Dulcis in fundo, non esiste la polizia locale. «Da noi non è necessaria», vanta Gordillo.