21 giu 2012

30 giugno a Paraloup


SABATO 30 GIUGNO

L'ANELLO FORTE
Giornata-laboratorio sulla memoria delle donne
Borgata Paraloup (Rittana, CN)
Ore 10-17

La giornata, ricca di incontri, proiezioni, spettacoli, musica vedrà l'inaugurazione
della Baita-Archivio "L'anello forte" intitolata ad Alda e Pinella Bianco, Lidia Beccaria Rolfi ed Anna Revelli,
un nuovo archivio "di montagna" per custodire la memoria delle donne delle valli piemontesi.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti su

Non mancate!

Fondazione Nuto Revelli Onlus
Corso Brunet, 1
12100 Cuneo
 
 
 

8 mag 2012

TITANIC (a Roma il 12 maggio)


Ieri sera abbiamo visto TITANIC. Per me sarà stato le terza o quarta volta (anche se dall'inizio non l'avevo mai visto), per Marco la prima volta (sarà stato uno degli ultimi a non averlo visto). Stiamo seguendo anche la fiction su Rai1, che più che la storia della grande nave, è la storia del grande cammino del mondo operaio verso i suoi diritti sindacali e... umani.

Penso che il film di Cameron oltre ad essere uno dei più costosi della storia del cinema sia, involontariamente, uno del film più comunisti della storia del cinema, neanche un film di propaganda avrebbe potuto essere più chiaro.
E parlo di COMUNISMO SOCIALE, quello di cui si parla poco poichè dopo diventerebbe impossibile usare il Comunismo come elemento negativo a cui affibbiare tutte le colpe di questo mondo e di quell'altro.

Una nave che affonda inesorabilmente perchè non si sono seguite le regole base della sicurezza in nome del profitto. 
Una nave in cui non ci sono scialuppe per tutti, ma sbarre che frenano le classi più deboli, le stesse che senza diritti base hanno lavorato alla sua realizzazione.
Una classe sociale destinata a salvarsi (momentaneamente) grazie ai suoi capitali esagerati e a uno stile di vita tanto  scenografico quanto frivolo e nocivo.

Questo era il TITANIC nel 1912, questa è la nostra società del 2012.
SENZA L'ARTICOLO 18 COME IL TITANIC: PRONTI AD AFFONDARE.





25 apr 2012

25 aprile




cara nonna, e caro nonno, ora siete di nuovo insieme, giovani e belli di nuovo, questa volta senza più guerre, non voltatevi indietro, pensate solo a voi...finalmente liberi, ve lo meritate!

20 apr 2012

24 aprile al cinema con l'ANPI

'Diodi', quattro storie di partigiani per un film di vecchie e nuove Resistenze

diodi3Pillo prese quel nome di battaglia per i capelli biondissimi che aveva. Si rifiutò di entrare nell'esercito della Repubblica sociale, e con le Squadre di azione patriottica liberò dai fascisti la sua città, Firenze. Aldo pensò al dopo, a quando la guerra sarebbe finita, e riempì un granaio di provviste, le scorte per lenire la carestia della sua gente, a Collodi. Leila, giovane e coraggiosa, combattè in pianura, fianco a fianco ai partigiani di Reggio Emilia. Didala prese la macchia per amore. Con il bimbo appena nato seguì il marito, il comandante Chittò. Ma lui sulle montagne di Viareggio ci rimase.
'DIODI'. Due uomini e due donne. Quattro storie vere di partigiani, che oggi finiscono in un film - intervista. 'Diodi' si intitola, come i componenti elettronici che impediscono alla corrente elettrica di tornare indietro: così i racconti dei quattro resistenti vogliono impedire il ritorno  indietro nella storia, il ripetersi di ogni dittatura. Iniziato nel 2009 e terminato pochi mesi fa, Diodi sarà proiettato in anteprima nazionale il 17 febbraio al teatro Puccini di Firenze. (Inizio alle ore 21. Biglietti: 7 euro. In prevendita presso il Puccini o tramite circuito box office). Le storie sono quelle di Silvano Sarti, nome di battaglia Pillo, oggi presidente dell'Anpi di Firenze, di Aldo Michelotti di Pistoia, di Anita Malavasi di Reggio Emilia, detta Leila, scomparsa poco prima di Natale, e di Didala Ghilarducci di Viareggio.
GLI AUTORI. Le loro testimonianze sono state raccolte e trasformate in un film documentario da Fulvia Alidori, membro dell'Anpi nazionale e scrittrice, dall'attore e sceneggiatore teatrale Saverio Tommasi, dai videomaker Domenico Scarpino e Giulia Maraviglia: con la Tic Film, casa di produzione allestita in maniera indipendente, hanno fatto tutto con le loro mani, dalla stesura della sceneggiatura al montaggio.
RESISTENZA DI IERI E DI DOMANI. Dalla Resistenza alle resistenze di oggi: 'Diodi' è un film di storia e di attualità. Dalle testimonianze dei partigiani traspare una certa amarezza, come se il mondo che volevano non lo avessere ottenuto. "L'insegnamento che ci danno - spiegano gli autori - è che ogni giorno dev'essere fatto di impegno, come una continua nascita, con eroismo quotidiano: come moderni 'diodi', per far fluire la corrente nella giusta direzione" . Il film, dopo l'anteprima di Firenze sarà proiettato nelle città di origine dei partigiani. Info:www.diodifilm.it

forum giovani a Sant'Anna di Stazzema

XII edizione 18-19-20 aprile 2012
"Appartenenze. 1944 - 2012 : identità e diritti, fra vecchie e nuove discriminazioni"



SANT'ANNA DI STAZZEMA- Incontri, testimonianze, dibattiti, percorsi storici-naturalistici. Oltre 800 giovani provenienti da scuole della Toscana e di altre regioni d'Italia prenderanno parte alla XII edizione del Forum Giovani a Sant'Anna di Stazzema che si svolgerà al Parco Nazionale della Pace il 18, 19 e 20 aprile. Tema del Forum 2012 saranno le vecchie e nuove discriminazioni: partendo dalla strage di Sant'Anna si arriva a quella di Firenze del dicembre scorso, con un percorso didattico accompagnato da testimonianze, approfondimenti storici e sociologici. Nelle tre giornate, divise per grado scolastico, i ragazzi avranno l'opportunità di ascoltare la testimonianza di Enrico Pieri, superstite della strage di Sant'Anna, visitare il Museo e percorrere gli antichi sentieri di Sant'Anna che toccano le varie borgate accompagnati dalle guide dell'UOEI di Pietrasanta. Il 18 aprile apriranno il Forum gli alunni delle scuole elementari, con un laboratorio didattico a tema e la visi one di un filmato di ricostruzione. Il 19 aprile, dedicato alle scuole medie, ci sarà l'incontro con la Comunità senegalese della Toscana della quale farà parte un familiare di una vittima della strage di Firenze del dicembre 2011. I ragazzi prenderanno parte anche ad un'attività di laboratorio tematico. Nel primo pomeriggio, sarà inaugurata la lapide che ricorda Nara Buratti, una bambina morta nella strage del 12 agosto 1944 in località Focetta, realizzata dagli studenti della Stagio Stagi di Pietrasanta insieme ai ragazzi dello Sci di Moers. Il 20 aprile sarà la volta delle scuole superiori che assisteranno alla proiezione della docufiction "Ius soli" di Fred Kuwornu sul tema della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione; interverranno la dott.ssa Simona Fabiani della Cgil Toscana, esperta sul tema dell'intercultura, il prof. Fabio Dei dell'Università di Pisa. Sarà presente anche il prof.Massimo Toschi, Consulente per la Cooperazione Internazionale della Region e Toscana. "Il programma è ricco, di alto livello e molto interessante"-commenta il sindaco di Stazzema, Michele Silicani. "Il Parco Nazionale della Pace sta assumendo uno spessore di rilievo, un luogo in cui conoscere e divulgare la memoria. La riflessione insieme alla Comunità senegalese assume uno spessore di straordinaria importanza per tutti noi e per i giovani che saranno presenti: li ringrazio a nome dell'amministrazione e del Comitato Onoranze per la loro partecipazione al Forum. Grazie anche al prof. Toschi per la sua presenza, che sottolinea sempre di più la stretta sinergia con la Regione Toscana, allo Spi-Cgil, la Cgil, l'Anpi e Associazione Martiri di Sant'Anna".



p.s. scusate il ritardo con cui pubblico la notizia. 

28 mar 2012

il mondo dei vinti, 35 anni dopo

Cari amici,
la Fondazione Nuto Revelli e l'Uncem Piemonte sono lieti di invitarvi al Convegno:
 "Il Mondo dei vinti, 35 anni dopo" che si terrà a Cuneo sabato 31 marzo dalle 09.30 alle 13.  Sarà l’occasione per riflettere, a 35 anni dalla pubblicazione del "Mondo dei vinti" per Einaudi, sull'evoluzione delle dinamiche socio-culturali del territorio cuneese. Interverranno: Laurana Lajolo, Marco Revelli, Enrico Borghi, Mario Cordero, Lido Riba.

Segue l'anticipazione della mostra multimediale "Il popolo che manca" a cura degli autori Diego Mometti e Andrea Fenoglio e della curatrice Giorgina Bertolino, che sarà allestita nella borgata Paraloup a partire dal 19 maggio.

Il comunicato stampa e la scheda della mostra sono in allegato. Grazie se vorrete diffondere l'informazione e se potrete partecipare.

Un caro saluto,
La Fondazione Nuto Revelli onlus

9 mar 2012

quanto è brutta la città (e non solo)

In Italia le città, il territorio, l’ambiente e il paesaggio versano in profondo stato di crisi.

Ci siamo posti due domande:

Perché città e territorio Italiano sono così brutti?
Perché la città e il territorio italiano funzionano così male?

Ad eccezione del poco paesaggio non ancora deturpato e di alcune porzioni di centri storici, tutto il resto in Italia è brutto. A cominciare dalle case, dalle architetture sorte negli ultimi 50 anni.
E brutto è che la città in Italia non eserciti più il ruolo per cui è nata millenni fa: luogo in cui gli uomini potessero creare centri di assistenza reciproca e servizi comuni.
Anche il territorio è brutto, poiché non svolge la sua funzione.

Questa bruttezza nasce dal fatto che leggi e piani esistenti non sono in grado di governare le città e il territorio in modo da soddisfare le esigenze dei cittadini. Questo vale anche per i Governi nazionale e locali: che, oltre ad essere incapaci di fare leggi e piani nuovi, lo sono anche di usare quelli disponibili che servirebbero a risolvere alcuni problemi.
Anche l’incapacità dei cittadini di chiedere un buon compromesso può essere definito brutto.

Il bello che è rimasto, i centri storici, li abbiamo trattati in modo perverso e irragionevole. Abbiamo salvato gli edifici ma gli abbiamo sommersi di traffico automobilistico che ne compromette anche l’aspetto estetico.
Abbiamo permesso che il centro storico si riempisse di uffici e si svuotasse di abitazioni e servizi primari (assistenza anziani, istruzione per i bambini, artigiani..).
Così il centro delle città di riempie di giorno e si svuota di notte.
I negozi di prima necessità sono stati sostituiti da VETRINE, strumenti di pubblicità delle multinazionali, le cui economie non dipendono dal mercato locale (di quartiere) ma da quello mondiale. Così le VETRINE hanno raggiunto fitti strepitosi pagati senza problemi dalle multinazionali.
In un centro storico così trasformato è scomparsa la sicurezza. La città era nata proprio per garantire sicurezza, grazie alle mura che la cingevano ma, soprattutto, grazie alla presenza dei residenti.

I quartieri periferici della città consolidata sono giustamente definiti quartieri-dormitorio.
Le periferie sono cresciute in modo congestionato sotto la spinta della rendita urbana. Povere di servizi, quasi sempre sprovviste di verde. Tipico delle città italiane sono le strade trasformate in parcheggi, intasate dal traffico, dove autobus e tram hanno poca mobilità.

Il territorio extraurbano è stato manomesso ed è presente lo sprawl , la “dispersione urbana”. Oltre ad aver costruito più che altrove abbiamo disperso gli insediamenti residenziali e produttivi nella campagna.
In Francia, Germania o Inghilterra il territorio è costellato di piccoli centri separati gli uni dagli altri. Fuori dai piccoli centri il territorio ha mantenuto la sua funzione produttiva, destinato all’agricoltura e al sistema naturale, svolgendo così anche il ruolo paesistico.

L’agricoltura, oggetto principale del territorio extraurbano, in Italia è trattata come peggio non si potrebbe.
L’agricoltura è gestita molto male, utilizza colture idroesigenti che consumano il 60% del acqua disponibile, ed è condizionata negativamente dalla discutibile politica agricola imposta dalla Comunità europea.
La cattiva gestione del territorio agricolo spinge a dire che anche il territorio extraurbano è brutto.

Riguardo i servizi lo Stato è stato poco presente, se non come figura autoritaria e oppressiva comparsa sotto il fascismo.
Nell’ultimo dopoguerra si è solo parzialmente corretto. Una politica nazionale di interventi c’è stata solo per le case popolari (l’INA casa) e le autostrade.
Lo Stato centrale ha dimenticato le ferrovie, il sistema idraulico, quello dello smaltimento dei rifiuti. Si è occupato di elettricità solo per nazionalizzare quella di origine idrica privata, trascurando per anni quella prodotta dagli idrocarburi, che poteva nascere pubblica con l’ENI di Mattei.

Riferimento “Città senza cultura” Giuseppe Campos Venuti- ED.Laterza.